Scorie a Parona almeno per 3 anni
La Corte dei Conti ha chiuso l'istruttoria sulle somme accertate ma non riscosse dal Comune di Valle. Lo hanno chiarito il sindaco Pier Roberto Carabelli e il vice sindaco Luigi Ferrari, che ha letto una relazione firmata dal responsabile del servizio finanziario, in risposta alla minoranza. Il rapporto fra le somme accertate (130.799,29 euro) e quelle non ancora riscosse (15.524,77) aveva raggiunto la percentuale da primato dell'842,50%. La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, riferendosi al consuntivo 2011, aveva parlato di una gestione finanziaria «non sana» per il Comune di Valle Lomellina. In pratica, dall'esame del rendiconto 2011 era stata evidenziata una notevole incidenza di residui attivi, cioè le somme accertate ma non riscosse, sull'avanzo di amministrazione. «Il Comune - ha detto Carabelli - ha risposto ai rilievi mossi e nessun provvedimento sanzionatorio è stato adottato nei nostri confronti». La minoranza aveva protestato per la mancata comunicazione in via formale della nota della Corte dei Conti. «Abbiamo creduto non necessario - ha ammesso il sindaco - informare il consiglio comunale, visto che non si richiedevano specifici provvedimenti: mi rammarico per il disguido». (u.d.a.)PARONA I rifiuti radioattivi presenti nel deposito di Parona vi resteranno ancora per diverso tempo, tanto che la Intals ha chiesto l'autorizzazione per realizzare un nuovo deposito all'interno del sito. I rifiuti lasceranno Parona quando sarà realizzato il deposito nazionale unico. Il cantiere dovrebbe iniziare nel 2019: ad oggi però non c'è ancora nemmeno la località dove sorgerà questa struttura voluta dallo Stato per accorpare i rifiuti radioattivi presenti in 23 località sparse per l'Italia tra cui Parona. « La situazione attuale, come risulta dai verbali delle numerose riunioni tenute in prefettura, non presenta rischi per la popolazione e per l'ambiente. Le scorie radioattive, dovute alla fusione accidentale di una sorgente di Ra-226 avvenuta ad Ambivere nello stabilimento Somet, sono state trasferite allo stabilimento di Parona appartenente alla stessa proprietà, quindi Intals ex Vedani Metalli nel 2011 – spiegano dall'Arpa, l'agenzia regionale lombarda per l'Ambiente - Dapprima il contenuto dei cassoni non era noto e solo una volta arrivati all'impianto di Parona, grazie ai controlli che l'azienda effettua su tutti i carichi in ingresso, si è verificato che contenevano materiale radioattivo. Da allora gli stessi sono accantonati in un'area delimitata e protetta e tutta la vicenda è stata costantemente seguita dagli enti territoriali come Arpa, Ats e vigili del fuoco e dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il tutto sotto il coordinamento della prefettura di Pavia che è l'ente competente. Attualmente la ditta Intals, che si è sempre relazionata e ha sempre agito in coordinamento con prefettura ed enti preposti, sta avviando l'iter amministrativo per l'autorizzazione di un deposito temporaneo di materie radioattive». Resta da vedere quali saranno i tempi di permanenza a Parona. «I rifiuti radioattivi, che sono circa un terzo di quelli presenti nel sito di Parona, sono attualmente stoccati in condizioni di sicurezza dal punto di vista dell'esposizione radiologica. Questo è avvenuto nel contesto dei "postumi" di una situazione di emergenza che secondo la legge è gestita dal prefetto – risponde Arpa - Quando si chiudono le fasi emergenziali, deve subentrare una gestione ordinaria, di qui l'avvio dell'iter per l'autorizzazione del deposito. La norma di riferimento è sempre la stessa che disciplina tutto ciò che riguarda le radiazioni ionizzanti, ma si esce dalla gestione emergenziale per passare a quella ordinaria». C'è già una durata definita per la vita del deposito temporaneo di Parona? «Fino al conferimento ad altro sito autorizzato – risponde Arpa -Il destino finale dovrebbe essere il deposito nazionale». Sandro Barberis