Di Maio: «Fuori chi non rispetta le regole»
di Maria Berlinguer wROMA Non ci sarà nessuna assemblea dei parlamentari in streaming e nessun incontro con il Direttorio. Il M5s respinge la richiesta di un faccia a faccia chiarificatore lanciata da Facebook da Federico Pizzarotti, sospeso dal movimento perché accusato di poca trasparenza non avendo reso pubblica la notizia di aver ricevuto un avviso di garanzia. «Sono sempre disponibile al confrontarmi, penso che una diretta streaming come si faceva un tempo sarebbe in linea con quei concetti di trasparenza che mi vengono richiesti, il primo passo l'ho fatto io, ora tocca a voi», scrive il sindaco grillino di Parma sulla sua pagine di Facebook. Ma da Roma arriva la doccia fredda. L'assemblea congiunta dei parlamentari M5S non ci sarà. Rinviata a dopo il 5 giugno per evitare che si trasformi in un effetto Tafazzi prima delle amministrative. «Sarebbe uno sfogatoio inutile, visto che noi non abbiamo voce in capitolo in questa: sulla sospensione a decidere è lo staff di Grillo», spiega una parlamentare. E altrettanto chiaro è Luigi Di Maio. «Chi non rispetta le regole, non fa parte del M5S. Noi non siamo superiori, noi abbiamo delle regole e intendiamo rispettarle: la prima regole è stare con i piedi per terra, la prima regole è tagliarsi lo stipendio, la prima regola è essere trasparenti», avverte Di Maio. Che poi prova a tagliare corto su tutto l'affaire Pizzarotti che a suo dire «è diventato un grande distrattore di massa». Quanto alla email anonima pubblicata dal blog di Grillo Di Maio dice: «Era lo staff di Grillo, mica quello di Zorro». In serata la replica di Pizzarotti che ieri ha pubblicato l'avviso di garanzia sulla sua pagina Facebook annunciando che presto pubblicherà pure le controdeduzioni che lo staff della Casaleggio gli ha chiesto per decidere la sua sorte. «Come al solito non sono io che mi sottraggo al dialogo», dice il sindaco che in queste ore confessa di aver riletto tutti i regolamenti in vigore nel M5S e di non aver trovato nessun codice di comportamento previsto nel caso di un amministratore raggiunto da un avviso di garanzia. Insomma la situazione sembra ormai arrivata a un punto morto. Domenica «scadono» i dieci giorni concessi al primo cittadino parmense per fornire le sue motivazioni. Ma i bene informati scommettono che da domenica Pizzarotti sarà fuori dal Movimento. Malgrado i molti malumori che il caso ha suscitato tra parlamentari e militanti. Intanto in Parlamento c'è un nuovo caso che fa esplodere la polemica tra Pd e M5s. Alla vigilia del voto alla Camera sulla riforma dei partiti che affronta anche il tema della democrazia interna dei movimenti politici il M5S ha presentato tre emendamenti che fanno discutere. «Il metodo democratico interno è già previsto dall'articolo 18 della Costituzione», dice Danilo Toninelli, mentre le norme contenute nel testo base presentato dal Pd Matteo Richetti, «violano l'articolo 49 della Costituzione: il metodo democratico può e deve essere solo esterno al partito». Un tema che si intreccia con il caso Pizzarotti come sottolinea il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti: nel M5S chi si candida ha un dovere assoluto di trasparenza ma non un diritto alla trasarenza. «Ci risiamo, Grillo e Casaleggio junior dopo il caso Pizzarotti stringono la morsa sul Movimento, sono allergici alla democrazia», attacca il Pd, David Ermini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA