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(segue dalla prima) di controbattere alle medie citate nell'articolo sul reddito procapite (che ci vedono in coda tra la province lombarde), sugli indici di disoccupazione (alti) e sui tassi di ripresa (lenti e bassi) del settore manifatturiero. Non faccia ricorso ad altre statistiche, ad altri numeri sperando di ribaltare la situazione della Cenerentola. In realtà se si volesse davvero radiografare lo stato di questa provincia, e non solo dal punto di vista strettamente economico e produttivo, bisognerebbe rammentarsi anche delle quasi 1500 domande di "voluntary disclosure", ovvero di procedure per il rientro fiscalmente agevolato dei capitali fatti uscire illegalmente, pervenute in questi ultimi mesi all'Agenzia delle Entrate di Pavia. Visto che a livello nazionale le "voluntary disclosure" sono in totale circa 120.000 si può dire che il nostro territorio, almeno su questa specifica attitudine all'evasione fiscale, negli scorsi anni ha fatto la sua parte. Non è stato con le mani in mano. Le fabbriche chiudevano, i posti di lavoro si trasformavano in collocazioni precarie e flessibili (soprattutto per i giovani), le risorse degli enti locali e della sanità si facevano sempre più ridotte ma, evidentemente, in questa provincia c'era uno spicchio consistente di contribuenti svogliati, decisi a percorrere la scorciatoia dell'occultare profitti e del passare un po' di trucco sui redditi, navigando tra sommerso e nero. Sarà interessante, una volta arrivate a buon fine le "voluntary disclosure", vedere a quanto ammontava a Pavia e provincia il malloppo che questi millecinquecento contribuenti distratti hanno portato a pascolare oltre confine, nei conti e negli impieghi che fino a qualche tempo fa erano impermeabili ad ogni controllo. In un convegno di qualche mese fa era stata data una valutazione - sui quattrocento milioni complessivi - che molti commercialisti seri avevano ritenuto poco attendibile, comunque sottostimata rispetto alla realtà. L'ipotesi che Pavia, la "nobile decaduta", abbia nascosto da qualche parte non solo le scarpette da Cenerentola, per andare a cercare il suo principe, ma abbia messo al riparo da occhi curiosi altre significative risorse, potrebbe non essere del tutto infondata. Del resto dati riguardanti l'ammontare medio dei depositi bancari nel capoluogo e in alcune altre località della provincia sembrano piuttosto in contraddizione con l'esiguità del reddito medio pro-capite rilevato. Indizi, ovviamente. Ma, come diceva qualcuno, quando gli indizi si sommano si può pensare che la realtà non sia esattamente quella che ci viene rappresentata. D'altra parte anche alcune recenti indagini giudiziarie - dalla Maugeri al caso Asm sino alla filiera del vino conferito parzialmente in nero, in Oltrepo - fanno pensare che la nobile decaduta, ovvero la Cenerentola pavese, avesse preso, e non solo recentemente, delle discutibili abitudini e in variegati settori. Questo ovviamente non significa negare che Pavia e la sua provincia stiano attraversando una fase produttiva estremamente difficile, sorta dopo la de-industrializzazione. Però, accanto alla crisi delle attività economiche, alla carenza delle infrastrutture, alle incertezze delle leadership politiche e delle vocazioni imprenditoriali, emerge in modo sempre più evidente anche un problema, e non irrilevante, di opacità di una classe dirigente che non ha mai voluto, o saputo, fare i conti con questi aspetti legati non solo agli indici economici ma anche al deterioramento della cultura civile e della tenuta etica da parte di una città che, tra la nobile decaduta e la Cenerentola spregiudicata, stenta a capire chi davvero sia.