POLITICA E GIUSTIZIA

ROMA Indagato per abuso d'ufficio per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali. Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti il primo dei Cinquestelle ad essere eletto nel 2012 alla poltrona di primo cittadino di un capoluogo, è iscritto nel registro degli indagati. Con lui è indagata anche l'assessore alla cultura, Laura Ferraris. Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all'epoca della nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono finiti nell'inchiesta per lo stesso reato. Tutti gli indagati, ha annunciato il capo della procura di Parma Salvatore Rustico, saranno ascoltati in tempi brevi e l'inchiesta dovrebbe concludersi entro l'estate. Nel frattempo, però, dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin e prima ancora quello di Quarto Rosa Capuozzo, all'interno dei Cinquestelle la tensione è alta. Il movimento è infatti impegnato nella campagna elettorale che per la prima volta li vede protagonisti di primo piano nella capitale e in altre città. È stata la denuncia presentata alla procura da un senatore del Pd, Giorgio Pagliari, a far scattare le indagini condotte dalla Guardia di finanza di Parma. L'inchiesta ha al centro l'avviso pubblico indetto dal comune per la scelta di un nuovo direttore generale del Teatro Regio dopo le dimissioni, nel luglio 2014, dell'amministratore Carlo Fontana e del direttore artistico Paolo Arcà. Arrivarono le candidature, ma sette nomi selezionati da sottoporre alla commissione vennero cancellati senza spiegazioni. A gennaio la Fondazione Teatro Regio comunicò ai selezionati che la procedura si era chiusa senza esito e una settimana dopo procedette alla nomina di Anna Maria Meo, all'epoca direttrice del Teatro del Carretto di Lucca, e di Minghetti nel ruolo di consulente. La scelta scatenò polemiche bipartisan. Pagliari parlò pubblicamente di «interferenze dell'assessore alla Cultura» e portò il caso in procura. Ora gli inquirenti vogliono approfondire il caso: è stato davvero tutto regolare, come hanno sempre sostenuto Pizzarotti e Ferraris, o la nomina di Meo è stata viziata da pesanti anomali tali da inquadrare un abuso d'ufficio? «Sono tranquillo perché è un atto dovuto che rispetto pienamente» è stato il primo commento di Pizzarotti attraverso il suo portavoce. «Era già emerso ci fossero indagini in corso – ha aggiunto – in ragione degli esposti del senatore Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la procura ci sarà il consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione». Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Matteo Renzi che proprio con i Cinquestelle sulla questione morale aveva avuto un duro scontro in Aula. «Non faccio una strumentalizzazione, ma un avviso di garanzia non è una sentenza di condanna» ha commentato il presidente del consiglio «per me l'avviso di garanzia non rileva ai fini della valutazione se rimanere al proprio posto». Ma se il M5s locale fa quadrato intorno a Pizzarotti, chiara la presa di posizione di Roberto Fico esponente del direttorio del movimento: «Come sempre, se dovesse emergere una condotta contraria alla legge e ai principi del movimento chiederemo un passo indietro».(f.cup.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA