«Affare in Medio Oriente», soldi spariti
di Maria Grazia Piccaluga wCANNETO PAVESE Raccontava meraviglie dei suoi rapporti commerciali con il Medio Oriente. Affari che pare gli fruttassero lauti guadagni. Ad un paio di compaesani della sua convivente, che abitava da anni a Canneto, Andrea Pol, 50 anni, era parso un professionista serio e affidabile. Così si erano lasciati tentare dall'affare, affidandogli cospicue somme di denaro da investire. Somme che avrebbero dovuto fruttare interessi del 25% e che invece non hanno più recuperato. L'altra mattina il giudice del Tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli ha condannato Pol a sei mesi di reclusione e 600 euro di multa per truffa. La pena è stata sospesa. Ma il giudice, che ha affidato il risarcimento dei danni a un'ulteriore procedimento da avviare in sede civile, ha comunque stabilito una provvisionale di 80mila euro da liquidare alle due parti civili, costituite in giudizio con l'avvocato Graziella Riolfo. Tra il febbraio del 2009 e l'estate del 2010 due impiegati di Canneto, una donna di 60 anni e un suo collega di 58, si erano fidati di Andrea Pol, confidando in un facile guadagno. Secondo l'accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Katia Nicitra, gli avevano consegnato i loro risparmi sperando di vederli lievitare. La 60enne aveva versato a una fantomatica "Pol Consulting Finance" con sede a Brescia in via Cadizzoni - che a un successivo accertamento degli inquirenti è però risultata inesistente - la somma di 20mila euro tramite due assegni postali. E si era accordata per una formula a scadenza 6 mesi con l'interesse del 25%. Il suo collega aveva versato alla stessa società assegni bancari per un valore complessivo di 32500 euro. Dopo 8 mesi avrebbe dovuto recuperarli con l'interesse del 25%. Secondo l'accusa Pol era consapevole di non poter restituire ai due clienti le somme versate con tanto di interessi, tuttavia avrebbe consegnato all'impiegata un assegno di 29300 euro e al collega un assegno dell'importo di 50mila euro. Assegni che i due impiegati non hanno potuto incassare in quanto la firma non è risultata conforme a quella del conto corrente. Con l'amaro in bocca due colleghi non hanno potuto fare altro che presentare denuncia.