GIRO D’ITALIA»MINI-CRONO DI APELDOORN

di Antonio Simeoli Chissà se fra tre settimane nell'antica residenza reale di Apeldoorn il sovrano Guglielmo Filippo gli organizzerà una grande festa per la conquista del Giro d'Italia. Una cosa è certa, sebbene dopo solo nemmeno 10 km di corsa, chi vorrà vincerla la maglia rosa dovrà fare i conti anche con Tom Dumoulin. Ieri l'olandese della Alpecin, quello che lo scorso settembre fece sudare sette camicie Aru per strappargli la maglia amarillo alla Vuelta, ha conquistato la maglia rosa nella crono d'apertura. Niente sentenze definitive, per carità, ma una vittoria pesante, anche se conquistata per solamente un centesimo di secondo sul povero sloveno Primoc Roglic (Lotto Jumbo, squadra olandese guarda caso), che incredibilmente si stava pregustando una vittoria a sorpresa. Lui che primeggiava tra i giovani nel salto con gli sci e che poi è rimasto folgorato dal ciclismo. Con Fabian Cancellara svuotato dal virus che lo aveva colto alla vigilia, ma comunque finito ottavo, Dumoulin ha corso in maniera perfetta. Bello sulla bici, potente con quel rapporto da 10 metri a pedalata; spinto da due ali di folla per tutto il percorso. E, dall'ammiraglia, pure dal sovrano, che l'ha pure seguito alla cerimonia di premiazione. Messo il naso avanti per una pagliuzza, il vincitore ha solo dovuto trepidare per alcuni minuti quando sul percorso è piombato il giovane svizzero Stefan Kung, uno dei favoriti in mini-crono del genere. Volava, forse troppo però visto che si è stampato contro le transenne. «È stato fantastico, ma durissima - ha detto l'orange - ho faticato per tenere il vantaggio. Ho dato tutto, ma prendere la maglia rosa nella mia Olanda, tra la mia gente è incredibile». Olanda in festa, Dumoulin ha fatto felice la nazione delle biciclette, ma crediamo che non sia per nulla finita qui. Quello che fino a pochi mesi fa era ricordato solo per lo spot-tormentone dello shampoo alla caffeina (riproposto a ogni piè sospinto durante le dirette Rai), ora è un signor corridore. Fatiche spagnole di Aru a confermarne la tempra a parte, nel Chianti l'olandese, appassionato d'arte italiana, il 15 maggio avrà a disposizione una crono lunga quattro volte di più, fatta di saliscendi: il suo pane. Quanto rifilerà agli avversari? Tanto, se questa condizione lo sosterrà. Tra i rivali, però, c'è chi non si preoccupa molto. Anzi. È il più atteso: Vincenzo Nibali. Lo Squalo, in una prova non a lui congeniale, ha corso benissimo pagando solo 19" secondi dallo scatenato corridore di casa. «Sono abbastanza soddisfatto, il percorso l'avevamo studiato bene - ha detto il campione d'italia dell'Astana - ora due tappe per velocisti, ma occhi aperti per evitare brutte sorprese». Un ventaglio maledetto gli "regalò" una partenza ad handicap al Tour 2015, poi rivelatasi decisiva per i suoi sogni di grandeur. Peggio dello Squalo hanno fatto tutti gli altri. Alejandro Valverde a 24" dal leader (bravo comunque) con però il suo scudiero, il costariano Andrei Amador, rivelazione 2015, mostruoso a 6" dalla rosa; e poi Rigoberto Uran (Cannondale) a 28", Esteban Chaves (Orica) a 30", Rafal Majka a 38" e Mikel Landa a 40". È vero, il Giro deve praticamente ancora iniziare, ma l' "olandese volante" ha battuto un colpo. E oggi Marcel Kittel, se vincerà la volata del gruppo compatto, con l'abbuono di 10" non potrà superarlo: gli resterà dietro di un secondo. Le tappa di oggi e quella di domani, viste le previsioni, saranno baciate dal sole, non scontato da queste parti. Tutta pianura, con Mauro Vegni, il direttore del Giro, a inventarsi pure una salita di 96 metri sul livello del mare per assegnare la prima maglia blu di leader degli scalatori. @simeoli1972 ©RIPRODUZIONE RISERVATA