Il Po minaccia le coltivazioni

PIEVE ALBIGNOLA Allarme nella golena del Po, nel tratto di riva lomellina che va da Sannazzaro a Pieve Albignola. E' in questa zona che il grande fiume sta gradualmente erodendo l'area demaniale, affidata all'uso di agricoltori locali, con le relative coltivazioni (pioppeti, mais, prati di erba medica). Nell'arco di due mesi è bastata una sola piena del Po, per altro contenuta, perché le acque potessero sottrarre oltre 60mila metri quadrati di terreno coltivabile. E l'azione del fiume non sembra essere finita. Così Claudio Bompan, barcaiolo e conoscitore dei flussi del fiume: «Le prossime piene faranno il resto. Si pensi che il Po, in poco meno di un anno, ha letteralmente mutato tragitto sul versante lomellino. Il torrente Riazzolo sfociava prima nel fiume dopo il ponte autostradale di Pieve Albignola, zona di Cascinotto. Ora il Po, metro dopo metro, ha eroso la sponda ed ha incontrato il Riazzolo ben prima del ponte, anticipando la foce del torrente quasi due chilometri a monte». Insomma, un cambio di direzione dei flussi che sta spingendo sempre più verso il primo argine di protezione; e la golena coltivata si va gradualmente sgretolando. «Un'azione difficilmente controllabile senza un decisivo intervento – dicono all'Unione Agricoltori di Pavia – ma, a quanto pare, l'Aipo non dispone di fondi per rispondere all'esigenza di realizzare una "prismata" protettiva artificiale». C'è chi a monte, tra Balossa e Savasini, ha agito da solo. Una grossa azienda agricola bresciana che ha in gestione una vasta area demaniale ha agito con le sue sole forze. Il sindaco di Mezzana Bigli, Angelo Chiesa, conferma: «L'azienda agricola, dopo aver avuto il consenso di Aipo per l'opera di rafforzamento della riva su cui si affacciano alcune sue coltivazioni, ha arginato con l'uso di giganteschi massi di roccia. E sembra che il fenomeno di erosione sia stato limitato». Un intervento privato che supera i 100mila euro e che altri coltivatori non si possono permettere. A valle il problema raddoppia: Aipo non dispone di fondi e gli agricoltori interessati non sono in grado di investire da soli. Il Po sta intanto inesorabilmente riconquistando il suo letto naturale, quello abbandonato nei decenni scorsi. Paolo Calvi