RISCHIO ISOLAMENTO PER L’ITALIA
di RENZO GUOLO Il vertice tra i ministri dell'Interno tedesco e austriaco manda un preciso messaggio: la ventilata chiusura del Brennero dipende dall'Italia. Questo, quanto hanno detto senza troppe perifrasi Thomas De Maiziere e Wolfgang Sobotka. Se il governo italiano non effettuerà i controlli e le registrazioni previste dai trattati europei, e i flussi al confine italo-austriaco aumenteranno, la chiusura del Brennero diventerà realtà. Il summit tra le nazioni tedescofone sancisce così la fine dei contrasti tra Berlino e Vienna, esplosi con la decisione austriaca di fissare un tetto ai richiedenti asilo, che il governo del cancelliere Faymann aveva indicato nella soglia massima dell'1,5% della popolazione austriaca: circa centotrentamila profughi nei prossimi tre anni. Decisione che contrastava nettamente con la politica di apertura della Germania. O meglio, della Merkel, visto il crescente dissenso emerso all'interno della società tedesca e nello stesso partito della Cancelliera, in particolare nella sua ala bavarese, ostile all'accoglienza su larga scala. Tanto più dopo la vittoria elettorale dell'Afd, formazione populista e xenofoba, nella brumosa primavera tedesca entrata in tutti e tre i parlamenti regionali per i quali si è votato. Ora il vertice di Potsdam sancisce la fine della differenza di opinioni tra Berlino e Vienna. E dice che la palla passa all'Italia. Dopo l'incontro tra Sobotka, il ministro dell'Interno austriaco che ha appena sostituito Mikl-Leitner, la prima a parlare esplicitamente di chiusura del Brennero, e Alfano, il governo di Roma ha promesso maggiori controlli. Allo stesso tempo Alfano ha detto che l'Italia non si farà spaventare da un "gabbiotto" al confine. Il problema, dopo la sponda tedesca, è che ora Roma non può più contare su Berlino per ammorbidire le posizioni austriache. Nel volgere di quarantotto ore, l'Austria è passata dall'isolamento all'incasso del sostegno tedesco, mentre a diventare critica è la posizione italiana. Se, come prevedile dopo la chiusura della rotta balcanica, con l'arrivo della stagione estiva i flussi aumentassero, la chiusura del confine, con tutte le conseguenze, politiche, economiche, umanitarie, che ne deriverebbero, diventerebbe molto più che un'ipotesi. Del resto, quello sulla gestione dei flussi migratori, non è un gioco a somma zero. Tanto più in assenza di una comune politica europea sull'immigrazione. In passato l'Italia ha evitato di impegnarsi sul terreno della registrazione dei migranti in arrivo, consapevole che molti di essi avrebbero preso la strada del Grande Nord. Diretti, appunto in paesi dove le reti etniche presenti da tempo in quei paesi, e un welfare ancora generoso, avrebbero fatto da cuscinetto ai nuovi arrivati. Se all'inizio questo via libera di fatto era dovuto a disorganizzazione e cattiva gestione, in seguito è diventata un' arma di pressione italiana sui partner dell'Unione che fingevano di non vedere come i confini meridionali, i nostri e quelli greci, erano in realtà i confini di tutta l'Unione. E, dunque, la grande fuga dai centri di identificazione e accoglienza italiani diventava uno strumento con cui Roma cercava di sollevare la questione dell'ipocrita Trattato di Dublino. Ora la svolta austro-tedesca, pur diversa da quella delle posizioni del gruppo di Visegrad, mette ancora più in difficoltà l'Italia, già alle prese con la fallimentare politica europea dei ricollocamenti. Il tutto mentre la stagione che si annuncia rischia di diventare davvero calda: nelle coste libiche centinaia di migliaia di migranti potrebbero essere spinti a prendere il mare prima che il nuovo governo libico, con l'aiuto di una forza internazionale, riesca a stabilizzare il paese e mettere fine anche ai traffici di esseri umani. Austriaci e tedeschi, non fidandosi degli italiani, lo sanno e preparano la contromossa. La barriera austriaca al Brennero, che Renzi ha definito «sfacciatamente contro le regole europee», potrebbe diventare così più di un semplice sbarramento metallico. Un ostacolo politico difficilmente scavalcabile, se la Germania mantenesse la linea. ©RIPRODUZIONE RISERVATA