Da Pisa il primo clic sul futuro

di JACOPO SALVADORI Pisa, 30 aprile 1986: per la prima volta l'Italia entra in rete. Una svolta globale che in quel momento preciso di 30 anni fa non era nemmeno pensabile. Il merito è del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa che grazie a tre suoi esperti riuscì a collegarsi alla rete Arpanet, cioè la rete dell'agenzia per i progetti di ricerca avanzata. Anche se questo tipo di collegamento è stato pensato inizialmente dagli Stati Uniti per scopi militari durante la guerra fredda, è diventato l'embrione dal quale è nata la connessione internet: una rete internazionale che collega tutto il pianeta. Gli autori della rivoluzione italiana erano cinque: Stefano Trumpy, allora direttore del Centro nazionale universitario di calcolo elettronico creato dal Cnr nel 1965, Luciano Lenzini, il responsabile dei calcolatori e delle reti; Antonio "Blasco" Bonito, il sistemista di rete che curava i software; Marco Sommani, allora sistemista di rete e Gianfranco Capriz, precursore del progetto. «Non avevamo capito l'importanza di quello che stavamo facendo, di quanto Internet avrebbe poi cambiato il mondo», hanno dichiarato 30 anni dopo. Il segnale partì dal Cnuce di Pisa, viaggiando verso la stazione di Telespazio al Fucino (L'Aquila), passando dal satellite Intel Sat collegato alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. Poi tornò indietro. Un'operazione semplice, da manuale, che però ha aperto la strada a una rivoluzione culturale. «Dal 30 aprile scorso, il sistema di calcolo dell'Istituto Cnuce è stato collegato alla rete di elaboratori Usa denominata Arpanet» scriveva il 12 maggio del 1986 Luciano Lenzini in una lettera a Luigi Rossi Bernardi, allora presidente del Cnr. Ma forse nemmeno il nostro paese si rendeva conto di cosa era successo a Pisa, visto che il comunicato dell'istituto toscano (che recitava «Da adesso in poi per un ricercatore italiano sarà la stessa cosa lavorare su un pc a Pisa o nel Wisconsin») fu ignorato dai giornali dell'epoca, impegnati dal disastro nucleare di Chernobyl avvenuto qualche giorno prima. La notizia passò inosservata e al Cnuce non furono fatti né video, né foto per ricordare quel momento. Quel giorno, oltre al disastro nucleare, i giornali parlarono dei "2 morti e 127 feriti di Mosca", del 12° G7 di Tokyo al quale partecipò l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, dell'anno record della Fiat (1.326 miliardi di lire di utili), dei due missili libici caduti su Lampedusa, di papa Wojtyla che visita la Sinagoga di Roma, della Juventus che stava per vincere il suo 22° scudetto mentre cominciavano i preparativi per i Mondiali di calcio in Messico. Eppure l'Italia, quel giorno, diventò il quarto Paese in Europa a connettersi con gli Stati Uniti dopo la Norvegia, il Regno Unito e la Germania dell'Ovest. Siamo arrivati anche prima dei francesi che, però, due mesi prima, avevano lanciato Listserv, il primo software per la gestione automatica di una mailing list, cioè di una lista di corrispondenza. E se trent'anni fa eravamo quarti, oggi «siamo quart'ultimi in Europa per diffusione e utilizzo della rete», ha spiegato Luciano Lenzini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA