Libia, doppio impegno in vista per l’Italia

di Maria Rosa Tomasello wROMA Nessuna decisione è presa, ma mentre gli Stati Uniti avvertono che cellule jihadiste dormienti preparano attacchi terroristici anche in Italia, Germania e Inghilterra, per il nostro Paese la missione in Libia si fa sempre più vicina. Il governo smentisce l'invio di 900 militari nel Paese ancora diviso tra il governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj insediato a Tripoli e quello di Tobruk sostenuto dal generale Khalifa Haftar. «Notizia priva di qualsiasi fondamento» commenta lo Stato maggiore della Difesa riferendosi a una anticipazione del Corriere della sera sull'invio di truppe a protezione di siti sensibili, pozzi di petrolio compresi. Già nei prossimi giorni, o comunque entro «qualche settimana», tuttavia, il primo gruppo di soldati italiani potrebbe partire per la Libia alla testa del contingente internazionale che sarà schierato a protezione della sede Onu. I tempi sono legati all'arrivo nel Paese dell'inviato speciale delle Nazioni Unite Martin Kobler, che dovrà trasferirsi a Tripoli assieme allo staff della missione Unsmil (United Nations suppor mission in Libya). Così come i tempi, anche i numeri sono ancora indefiniti, perché la dimensione del contingente dipenderà dalla risposta dei singoli governi alla richiesta avanzata dal Palazzo di vetro alla comunità internazionale. È quasi certo, invece, che l'Italia fornirà «il contributo più rilevante»: fonti non confermate parlano di circa 100 militari (fra esercito e carabinieri) su un totale di circa 300. Per questa operazione si renderà necessario un passaggio parlamentare, con comunicazioni del governo che l'opposizione, da Forza Italia a Sinistra italiana, già chiede con forza. Al momento non sarebbe ancora previsto un voto. Due missioni. Per il nostro Paese si profila in Libia un impegno doppio. L'Italia infatti sarà chiamata a partecipare con compiti di addestramento delle forze regolari libiche alla Liam, la missione internazionale di assistenza alla Libia, che potrà diventare operativa solo quando il governo di Sarraj, sostenuto dall'Onu, avrà ottenuto la piena legittimità con il sostegno formale del recalcitrante "governo" di Tobruk, e potrà chiedere l'intervento della comunità internazionale che il premier designato ha già sollecitato lunedì a difesa dei pozzi di petrolio minacciati dallo Stato islamico. Perché l'appello di Sarraj abbia una risposta, tuttavia, è necessario il voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu, seguito da una risoluzione del Palazzo di vetro. «Al momento abbiamo tutte le capacità di fronteggiare gli impegni in corso e quelli che potrebbero giungere nelle prossime settimane» dichiara il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, considerando che sono già 12.300 i militari italiani schierati in missioni all'estero. Tempi lunghi. I tempi dunque non sembrano brevi, anche se da mesi ormai gli Stati maggiori studiano gli scenari di fronte ai quali i militari italiani potrebbero trovarsi. «Ogni azione sul terreno, in termini di presenza Onu richiede un sostegno del Consiglio di sicurezza, con una risoluzione: non siamo ancora a questo punto», sottolinea il vice segretario generale dell'Onu, lo svedese Jan Eliasson, spiegando che il primo passo è insediare «una presenza civile», con un rappresentante delle Nazioni Unite e uno dell'Unhcr «per la situazione dei migranti» e in condizioni di sicurezza «sufficienti» per operare. La Francia, intanto, si schiera con il governo Sarraj «per assicurare la sicurezza marittima della Libia»: «Siamo pronti» annuncia il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. «Pieno supporto» all'esecutivo libico da parte dell'Unione europea è stato ribadito ieri a Tripoli dalla delegazione Ue guidata da Nataliya Apostolova, che ha invitato al Sarraj «ad assumere quanto prima i poteri esecutivi», mentre l'inviato Onu, Martin Kobler, ha lanciato un nuovo ultimatum a Tobruk perché il voto di fiducia al governo di riconciliazione arrivi entro dieci giorni. L'allarme attentati. Dagli Stati Uniti, intanto, arriva l'allarme su possibili attentati in Italia dopo i sanguinosi attacchi in Francia e in Belgio. A mettere in guardia Roma è lo "zar" dell'intelligence americana, James Clapper, che in un colloquio con la stampa organizzato dal Christian Science Monitor parla di «prove di complotti da parte dell'Is» in Italia, Germania e Inghilterra e afferma che il Califfato sta sfruttando per i suoi scopi la crisi dei migranti. Fonti dei servizi italiani, tuttavia, smentiscono indicatori concreti di attacchi terroristici in Italia. E anche il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine dell'audizione del capo della polizia, Alessandro Pansa, afferma che non c'è «alcun riscontro»: «Tutti i Paesi dell'Occidente - ricorda - sono nel mirino ed è facile pensare che lo sia anche l'Italia, ma non ci sono indicazioni su una minaccia specifica o sulla pianificazione di un attentato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA