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PAVIA Epilogo Capitelli per la giunta Depaoli n Non si era ancora ripresa dalla levata di scudi della città contro i famigerati (e un po' ridicoli) "Velo ok", quando un nuovo batosta si è abbattuta sull'amministrazione Depaoli, questa volta non proveniente dalle file degli oppositori ma, addirittura, dagli stessi compagni di partito del sindaco e della sua giunta. E in verità, l'uscita alcuni giorni orsono sui social network dell'assessore provinciale Pd, Emanuela Marchiafava, contro il collega Giacomo Galazzo, assessore alla Cultura del Comune di Pavia, ha stupito tutti non solo per la provenienza ma anche per la durezza e la chiarezza delle critiche che contiene. Nel suo "post", la Marchiafava pur senza fare (bontà sua) il nome del responsabile della Cultura della nostra città si è pubblicamente "dissociata" dal comportamento poco corretto e irrispettoso del settore di cui Galazzo ha la delega, colpevole di non aver avvisato l'ente Provincia di Pavia della chiusura anticipata di una mostra sulla "Via Francigena", alla cui realizzazione la Provincia stessa aveva concretamente collaborato. In sostanza, sono "volati gli stracci", come si suol dire, e se la cosa in sé non appare particolarmente grave dal punto di vista dell'immagine dell'assessorato alla Cultura del Comune di Pavia, la mancanza di comunicazione, quasi scortese, tra due Istituzioni dello stesso colore politico e la pesante reazione pubblica della Marchiafava lasciano davvero stupefatti. Da tempo tutti si sono resi conto delle difficoltà che attraversa la giunta Depaoli ed il Pd cittadino di cui essa è espressione. Chi può dimenticare, ad esempio, le esternazioni di Francesco Brendolise e le sue frequenti critiche, più o meno velate, nei confronti di certe decisioni del sindaco? Il malessere è evidente e palpabile tra gli assessori del centrosinistra che governa Pavia, tanto che spesso non è possibile gestirlo e finisce sui social network o sulla stampa. Nessuno si illude sulla possibilità del ripetersi di un "Capitelli-bis", che porti alla fine anticipata di questa consigliatura e a nuove elezioni prima del 2019. Ma se sommiamo il malcontento dei cittadini, delusi da un'amministrazione che fatica a governare in modo soddisfacente, ai dissidi interni al Pd pavese, possiamo ragionevolmente pensare che gli ultimi anni di governo del sindaco Depaoli non saranno né una passeggiata né, purtroppo, un periodo felice per Pavia. Marco Galandra Fratelli d'Italia - Pavia PAVIA Colonnine anti velocità ma le buche restano n Si è letto di atti vandalici (sradicamenti,"accecamenti") sulle "famigerate" colonnine gialle poste a controllare e sanzionare la velocità delle auto nelle principali arterie della nostra città; spentasi ora la polemica, non volendo certo in alcun modo giustificare comportamenti contrari alla legge, vorremmo tuttavia fare due osservazioni. Si è detto più volte da parte dell'amministrazione comunale che la strumentazione messa in opera non ha lo scopo di "fare cassa" ma unicamente quello di tutelare la sicurezza dei cittadini, stesse parole provenienti dalla Giunta provinciale per il posizionamento di analoghi strumenti sulle strade di competenza; peccato che lo stato viario generale, cittadino e provinciale, non sia affatto idoneo a garantire la sicurezza, soprattutto per ciclisti e motociclisti. La contraddizione appare evidente. Gli atti di danneggiamento compiuti in una città non abituata a tali condotte non può non preoccupare, non far pensare sulle tensioni che si stanno ingenerando in una società e in un Paese sempre più segnato da una crisi economica che si protrae da anni e di cui non si vede la fine nonché da contraddizioni e soprusi insopportabili; pagare una sanzione, economicamente non irrilevante per i più, per "correre" a 36 Km l'ora anziché 30 quando, a tutti i livelli, dilagano ruberie e corruzione non si accetta più. Associazione Polis Pavia REFERENDUM Il voto, un dovere per la libertà n Si è spenta l'eco del fallimentare risultato del referendum, al quale ha aderito solo il 30% degli elettori, e subito alcuni si sono dichiarati soddisfatti in quanto essi stessi avevano invitato alla non partecipazione con conseguente "diserzione". Povera democrazia! I nostri padri si sono battuti per ottenere il diritto al voto e questi cosa fanno? Invitano i cittadini a non andare a votare! Allora perché, nella Costituzione, è stato sancito il diritto di espressione della volontà del popolo attraverso il voto? Solo scegliendo liberamente ed esprimendo la propria volontà tramite il voto il popolo può incidere su un governo e una amministrazione per dare indicazioni, altrimenti… addio: non è più Vox Dei, m Vox asini! Penso che sia sempre meglio essere convocati per scegliere che essere costretti a tacere come avveniva, temporibus illis, durante le dittature. Primio Toscano Pavia