Gli aiuti per chi non può venire
Noemi Cremonesi, 75 anni, il primo bambino di Chernobyl l'ha accolto a casa sua quando ne aveva 55. È stata lei l'anima del Comitato Pavia per Chernobyl, il primo a Pavia ad accogliere i bambini provenienti dalle zone contaminate per i soggiorni di salute. «Ora siamo 11 – racconta Cremonesi – un tempo eravamo 40 famiglie. Siamo nati nel 1997, il via l'aveva dato don Renato Carcereri, il parroco della Sacra famiglia, una domenica a messa. Poi è stato trasferito e tutto si è fermato: «Io ero nel Comitato di quartiere di Pavia Nord – ricorda Cremonesi – ho fatto un appello ai consiglieri, don Luigi Ferrari del Crocifisso ci è venuto in aiuto e abbiamo cominciato con 10 bimbi, dentro un progetto di Legambiente: andavamo a Milano a fare la formazione, per capire come accoglierli. Abbiamo tracciato la strada e l'abbiamo seguita con passione». Dal 2007 il Comitato Pavia per Chernobyl sostiene il progetto Ruguada: «Sosteniamo a distanza i bambini che non possono venire in Italia perché con problemi o disabilità – spiega Cremonesi – li mandiamo in un centro terapeutico nel nord della Bielorussia in un'area non contaminata, dove viene loro offerta assistenza terapeutica, uno screening sanitario, psicologi. Andando in Bielorussia ho toccato con mano quanto sia valido il progetto».