Referendum, è scontro nel Pd
ROMA Dopo le firme per il referendum costituzionale depositate dalle opposizioni, ieri sono arrivate anche quelle della maggioranza. Ma nel Pd i big della minoranza non hanno sottoscritto la richiesta. «Per una questione di logica ed eleganza penso sia giusto che siano le opposizioni ad avanzarla» spiega Gianni Cuperlo, che insieme a Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e altri esponenti della minoranza dem non hanno depositato le firme. Uno "strappo" che non è piaciuto a Matteo Renzi. «Ormai non è più una novità. Su alcune questioni ci possono essere opinioni diverse ma nel Pd c'è ormai una parte che fa opposizione su tutto, dobbiamo prenderne atto. La decisione del referendum era stata presa tutti insieme, se qualcuno ha cambiato idea mi dispiace, ma non conta, perché tutti insieme andremo a chiedere il consenso ai cittadini» spiega il premier che, da Città Del Messico, torna a ripetere che il governo e la maggioranza andranno avanti comunque. «Andremo a chiedere ai cittadini la loro opinione e avremo il coraggio di spiegare che queste riforme significano una riduzione del numero dei politici, quindi una riduzione delle poltrone, delle indennità». Il governo tira dritto ma in casa Pd restano problemi e tensioni. «La richiesta della maggioranza di referendum costituzionale è una sgrammaticatura. E ci sono già troppe sgrammaticature per aggiungerne un'altra» affonda Bersani. La sinistra dem aveva chiesto a Renzi di lasciare alle opposizioni l'iniziativa referendaria. La scelta, sostengono, è legata al fatto che «per galateo istituzionale» sono le opposizioni a chiedere il referendum su una riforma, diversamente, spiega Speranza, diventerebbe un «plebiscito» sul governo e Renzi. La scelta di molti esponenti della minoranza alla Camera non sarà però seguita dai colleghi di corrente al Senato. «Sono valutazioni che non nascono da un ordine di scuderia e non sono affatto legate alla nostra scelta sul referendum che sarà a favore della legge Boschi che abbiamo votato in Aula» spiegano dalla minoranza. Ieri il senatore Antonio D'Alì (Fi), Loredana De Petris (Sel), Vito Crimi (M5S), Gian Marco Centinaio (Lega) e Cinzia Bonfrisco (gruppo di Fitto) hanno depositato in Cassazione le firme. Bastavano quelle di 65 senatori, ne sono arrivate 103. Il Pd ne ha invece raccolte 110 per il Senato e 237 per la Camera. Il fronte del No intanto si mobilita e annuncia la creazione di banchetti in tutt'Italia per la raccolta di firme. Da lunedì prossimo saranno disponibili tre moduli nelle piazze, uno per il referendum confermativo sulla nuova Carta costituzionale, puntando a bocciare il disegno di legge Boschi; gli altri sull'Italicum, la nuova legge elettorale, per abrogare due punti considerati cruciali, ovvero il premio di maggioranza e le candidature bloccate in lista. (g.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA