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di Gabriele Rizzardi wROMA «Il governo non ha intenzione di rimettere mano alla riforma delle intercettazioni. Ci sono molti magistrati che sono molto seri nell'usarle. Le intercettazioni servono per scoprire i colpevoli, ma tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali». Travolto dalle critiche dei 5 Stelle e della sinistra e di fronte agli ultimi sondaggi che vedono il Pd in discesa e il Movimento di Grillo in salita, Matteo Renzi prova a chiudere le polemiche e assicura che il governo non si occuperà di intercettazioni. L'annuncio arriva al termine di una giornata che si apre con una raffica di dichiarazioni al "veleno" dei 5 Stelle. «Di fronte allo scandalo trivellopoli per il "Bomba" la soluzione è non far pubblicare le intercettazioni e non farle utilizzare ai giudici: quello che chiedeva Berlusconi alcuni anni fa. Mettere il bavaglio alla magistratura e all'informazione libera rimasta per coprire le vergogne del governo» dice Beppe Grillo che, incoraggiato dagli ultimi sondaggi, torna ad attaccare il governo sulle intercettazioni e non solo. «È tardi per negare l'evidenza. Ormai tutti hanno capito, dopo Mafia Capitale, dopo banca Etruria, e ora con Trivellopoli, da chi sono governati e cosa è il Pd. Il governo delle lobby del petrolio e dei banchieri deve andare a casa. Trivellopoli è appena iniziata, ma per il Bomba sta arrivando la fine». Grillo esagera? Forse. Quel che è certo è che sul governo si addensano nuvoloni neri. I più recenti sondaggi certificano che l'inchiesta sul petrolio della Procura di Potenza che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi sta pesando sulla credibilità del governo. Secondo Ipsos di Nando Pagnoncelli, il premier è riuscito a contenere i danni in termini di giudizi e intenzioni di voto, ma per l'80% degli intervistati ora il governo è meno credibile. Secondo Demos-Repubblica, invece, il M5S si sta avvicinando al Pd e ad un eventuale ballottaggio alle elezioni politiche, finirebbe per prevalere per poco più di un punto. Le cause del sorpasso sono da ricercare nel malcontento crescente nell'opinione pubblica dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il governo, con le dimissioni del ministro Guidi e il deflagrare dello scandalo dei Panama Papers. Secondo il sondaggio Demos di Ilvo Diamanti, per l'85% degli intervistati le dimissioni di Guidi erano obbligate mentre il 45%, quasi la metà, pensa che il governo dovrebbe dimettersi. Perché troppo invischiato in conflitti di interessi. Anche se la maggioranza degli italiani (quasi il 50%) ritiene, al contrario, che, il governo debba «andare avanti». In questo clima il 31% degli italiani pensa che il M5S sia il partito più credibile nel contrasto alla corruzione. Ce n'è quanto basta per impensierire il premier. Anche perché la prima conseguenza a livello elettorale in questo scenario di sfiducia è il ridursi della distanza tra Pd e M5S. «In seguito al calo del Pd (circa 2 punti) e alla concomitante crescita del M5S, la distanza fra i due soggetti si riduce a poco meno di 3 punti», scrive Repubblica, che dà il Pd al 30,1% (era al 32,2%) e il M5S al 27,3 (era al 25,8%). E adesso i 5 Stelle insistono sul no ad un giro di vite sugli "ascolti". «Un premier che non ha nulla da nascondere chiederebbe la pubblicazione di tutte le intercettazioni» attacca su Facebook Luigi Di Maio. E ancora: «Non sanno che pesci prendere e imbavagliamo le inchieste» scrivono in una nota i parlamentari pentastellati. Roberto Fico è convinto che Renzi abbia i giorni contati «perchè gli scandali che stanno uscendo fuori sono credibili». Al coro si aggiunge Alessandro Di Battista, che torna sullo scandalo di Banca Etruria e chiede un confronto in tv con il ministro Maria Elena Boschi: «Magari martedì se "lady Etruria" fosse disponibile...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA