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DA BEREGUARDO A GAMBOLÓ Che scempio di alberi nel parco del Ticino n Se vai a Bereguardo al ponte delle chiatte, posto una volta unico nel suo genere, dove sono stati girati diversi film, la prima cosa che vedi prima del paese sono alberi tagliati di grosso fusto, vicino al ponte invece i boschi sono diventati trasparenti dal gran numero di alberi tagliati. Se passi il ponte e vai verso Zerbolò il paesaggio è ormai lunare, campi senza alcun albero per distanze chilometriche, in taluni casi anche con montagne di terra che sono lì da anni, in attesa di livellamento. A Parasacco dietro il cimitero situazione uguale: i boschetti dove ci camminavi sino ad ieri ora sono sostituiti da campi immensi, più avanti sulla strada per Molino d'Isella ci trovi anche una piccola discarica, dal lato opposto del pietrisco. Quando arrivi a Molino (nella zona oltre cascina Baracca, parcheggio Necchi) alberi tagliati al piede lungo i ruscelli; più avanti, prima di arrivare alla provinciale per Vigevano, lungo un altro ruscello querce tagliate al piede a decine… e poi tanti e tanti alberi ovunque dove rimangono radici a testimonianza del declino del Parco. Mettiamoci pure una centrale biogas a mezza strada, ci sarebbe da chiedere se il Parco del Ticino esiste ancora visto lo stato di abbandono e l'accanimento che riguarda il taglio del verde. Mettiamoci anche che il fiume, un tempo bellissimo, ora è inquinato e ormai privo di pesci. Giorgio Romano Gropello Cairoli STORIE DI VITA Un «caldo» ricordo del policlinico n Ricordi di tanti anni fa. Nel 1970 il medico della Patologia medica, di guardia dalle 8.30 alle 20.30 programmava di pranzare in istituto, imbucando il giorno prima in un apposito contenitore il buono mensa. Alle 13 circa con i carrelli termici dei vari reparti arrivava un pluricontenitore, padelle e pignatte disposte una sull'altra bloccate lateralmente da due aste verticali. L'infermiera addetta alle pulizie faceva riscaldare la fila di pignatte e il medico pranzava in una stanzetta senza abbandonare il reparto. Anche dopo la guardia di notte, c'era la possibilità di prendere un caffèlatte caldo. Col passare del tempo si tolse l'infermiera addetta alla pulizia della camera del medico di guardia e se si voleva pranzare lo si faceva in mensa, facendosi sostituire da un collega. Da allora alcuni si portavano da casa una "schiseta" con un piatto unico omnicomprensivo per il pranzo, un thermos per il caffèlatte della colazione. Quel sistema di padellotti messi uno sull'altro era pratico ed evitava che il guardista abbandonasse l'istituto. Per di più, il vitto e i blocchetti di buoni mensa convenienti. Tra i miei ricordi, c'è quello di una notte complicata con un paziente occluso proveniente dal Pronto soccorso. Il direttore della Chirurgia stava uscendo per andare a cena. Messo al corrente dell'urgenza, si fermò e dopo gli esami del caso si avviò in sala operatoria, verso le 23. Ad intervento finito mi chiamò al telefono per avvisarmi che tutto era andato bene. Volli ringraziarlo di persona, così attraversai il cortile e lo raggiunsi. Il direttore stava mangiando con avidità un minestrone fumante di pasta e fagioli, direttamente pervenuto dalla cucina dell'ospedale, che gli aveva consentito di fermarsi in istituto per la notte. Il buono mensa l'avrebbe fatto avere in cucina il giorno dopo. Paolo Bottoni Pavia PREMIATE Applausi alle donne di San Genesio n Nello sfogliare la Provincia del 1° aprile ho letto con immenso piacere l'articolo delle due donne premiate al congresso mondiale delle donne dell'America latina svoltasi in Regione Lombardia. Ce l'hanno fatta Milena D'Imperio, vice presidente della Provincia di Pavia e Roberta Manfredini, psicoterapeuta e vice presidente di Apic. Due donne pavesi che si sono distinte per la loro capacità e hanno raggiunto traguardi invidiabili. Vorrei aggiungere il mio plauso visto che ho l'onore di conoscerle molto bene e il caso vuole siano dello stesso paese (San Genesio), paese che sforna talenti nel sapere e nel sociale. Grazie per la vostra capacità e impegno di tutti i giorni. Grazie per il lustro che date al paese. Grazie per il modo di vita che avete scelto a favore degli altri tradotto in valori. Armando Bellingardo San Genesio VILLAREGGIO Osteria storica celebrata in dialetto n L'usteria di Ragn Partì da Scon par andà Certusa, a metà stra g'hè Vilares. Una bela ceseta e l'usteria di Ragn che la cumpisa quasi dusent'an. Chi i bicer da cruatina balan sempar da prima matina, vers mesdì anca baslot da risot cun brod da galina. L'è bel ritruas ogni dì cun tanti amis cui cavi gris, aturan di taul sa giuga sempar a scupa e triset, fra tanti ciaciar, sa tegn d'occ al set. Tuta gent che un temp la fatigà eran di magu in dal so laurà. Chi sa fa giurnà e a sira sa turna a ca, talvolta a post o anca girà. Furtuna che sa bufa no in dal balunin perché al pudaris riempis da vin. Tuti in cumpagnia demes la man e un grasi da cor a l'usteria di Ragn... Con il premio Fedeltà al lavoro, la Camera di Commercio di Pavia ha voluto, in passato, dare un riconoscimento alla locanda Ragni di Villareggio per i suoi oltre due secoli di storia, una delle più antiche osterie del Basso Pavese, che è sempre stata un punto di riferimento per i viandanti di tutte le epoche. La figura del ristoratore si è avvicendata da padre in figlio. I Ragni, originari di Barona di Albuzzano, si stabilirono nel 1823 a Villareggio per continuare un lavoro già avviato. Della locanda Ragni si conosce un atto notarile di vendita del primo dicembre 1627, redatto da Giulio Cesare Sacchi. A quel tempo, il conte Francesco Torelli vendette per 2.600 lire ad Antonio Rainoldi il feudo di Villareggio, compresi i dazi del pane, del vino e delle carni, ma era sottinteso di mantenere in attività l'unica osteria. In questi giorni, per completare il percorso sulle origini della famiglia Ragni, grazie ad una ricerca fatta da don Piero Angelini nel 1981 in collaborazione con Rino Cecchetto e l'interessamento del professor Luigi Riffaldi, avventore del locale, e con la collaborazione grafica di Aldo Braccialarghe, è stato stampato l'albero genealogico accostato ad una poesia vernacolare. Solo chi conosce questi luoghi può immedesimarsi nelle persone che frequentano l'osteria Ragni. Luisemi Zeccone PAVIA Ma dove sono le bollette del gas? nGentile direttore, sarò breve: ma che fine hanno le bollette del gas? Perché non arrivano? Perché bisogna sempre dire che si stava meglio quando si stava peggio? Giovanni Zerbi Pavia