«Una discarica sotto casa la Recology è un pericolo»

Il quartiere di Medassino aspetta anche l'avvio di un altro impianto di stoccaggio (ma non di trattamento), la cui storia è diversa da quella di Recology. La ditta vogherese Echovit, nel capannone vicino al cimitero di Medassino (area nella foto), intende stoccare fino a 2.700 tonnellate l'anno di rifiuti pericolosi e non, per portarli poi nei centri di smaltimento. Un'attività che nonostante le proteste dei residenti ha ricevuto il via libera dalla Provincia. (d.f.)VOGHERA «Bisogna sperare che con tutti quei materassi e pneumatici accatastati non scoppi un incendio. Più l'estate si avvicina, più cresce la nostra paura. La situazione a livello ambientale è squallida». Intorno al capannone abbandonato della Recology, in via Lomellina di fianco alla Zonca, c'è un piccolo gruppo di case. Venti residenti al massimo, divisi tra il Comune di Voghera e quello di Casei Gerola: a tracciare il confine tra i due Comuni è strada Bussolino, che passa proprio accanto ai cancelli della Recology. Quei pochi cittadini che ogni giorno, uscendo e tornando a casa, scrutano sul piazzale della ditta il cumulo di materassi e pneumatici. A parlare di «una situazione squallida» è Roberto Todesco, vicesindaco di Casei che vede i rifiuti della Recology dalla sua porta di casa. Materassi e gomme che insieme al sibilo dell'autostrada poco distante e agli alberi in fiore, evidenziano il contrasto tra uomo e natura di questa piccola terra di frontiera che ospita attività produttive e orti appena seminati. Ma il vicesindaco di Casei non ne fa una questione bucolica. Anzi. «È chiaro che nessuno può essere contento di avere davanti casa un'azienda che tratta rifiuti, anche se non sono pericolosi. Però - sottolinea Todesco - la ditta aveva creato posti di lavoro e nella situazione drammatica della crisi c'era un aspetto positivo. Purtroppo poi è saltato tutto e ora dentro il capannone è pieno zeppo di materiale». «Speriamo che i rifiuti vengano portati via presto. Negli ultimi tempi ci sono più topi e quel cumulo, con l'arrivo del caldo, potrebbe causare forti odori», dice Eva Regentikova, altra residente di strada Bussolino. «Rischiamo di tenerci una discarica a pochi passi da casa», aggiunge un altro abitante. Vincenzo Arena, falegname, ha l'attività vicino la Recology: «Se lì prende fuoco - si chiede - cosa succede? È una vergogna totale. Quella sporcizia va tolta al più presto. Bisogna pensarci prima ai problemi: i controlli arrivano troppo tardi». Piero Chiello è invece il titolare di una carrozzeria nella zona: «Le aziende come la mia - sottolinea - spendono un mare di soldi per rispettare le normative. E poi succedono queste cose». Vittime della situazione in via Lomellina sono poi i sette ex operai della Recology, tra i quali ci sono giovani padri di famiglia. Soprattutto loro sono stati abbandonati dall'azienda, che non aveva dato gli stipendi ai dipendenti già mesi prima della chiusura del capannone, lo scorso novembre (quando in seguito al crollo di un muro la Provincia di Pavia ha imposto il fermo alla Recology, dove poi è partita anche una lunga querelle sindacale); un ex operaio, tre settimane fa, ha anche scritto al commissario Sergio Pomponio per chiedere aiuto. Oggi, persi i posti di lavoro, rimangono solo i rifiuti. Nel magazzino, hanno raccontato gli ex dipendenti, negli ultimi mesi veniva riciclata soprattutto carta da parati. «Fino a un anno fa - dice Todesco - vedevamo operai dal piazzale portavano dentro i materassi. Poi non si è più visto nessuno». Probabilmente il tipo di lavorazione era cambiato e si svolgeva solo all'interno, così i materassi sono rimasti nel piazzale. Finché, a settembre, il Comune di Casei Gerola ha inviato una segnalazione al Comune di Voghera, il quale «ha risposto che avrebbe verificato», spiega il sindaco di Casei Ezio Stella. Da lì potrebbero poi essere partiti i controlli della Provincia. Daniele Ferro