Senza Titolo
Finalmente ho deciso di rendere pubblico quanto mi è capitato e che mi porto nel cuore. Ogni settimana vado al cimitero di San Giovannino per una visita. Solitamente entro dall'ingresso di via 8 Marzo, prima faccio il solito giro nella parte vecchia e poi ripasso per andare nella parte nuova dove riposano i miei genitori. Un giorno di quest'inverno passo davanti al forno crematorio e proseguo sotto i portici verso la parte nuova. Vedo che lateralmente al forno c'è una porta aperta; fuori c'è un signore, mi sembra di ricordare vestito di bianco con una mascherina verde, con ai suoi piedi una cassettina di latta. In mano ha un arnese abbastanza grande e sta picchiando con violenza su quello che questa cassettina contiene. Si alza una leggera polvere e io guardo sbigottita mio marito che è con me e mi sorge una domanda. Che stia frantumando delle ossa? Lui pensando che mio papà è stato cremato mi risponde di no; è impossibile che stia facendo una cosa del genere all'esterno e davanti alle persone che possono passare! Guardo meglio e vedo che sono proprio ossa! Non passa giorno che io non pensi a questa cosa e ho sempre il pensiero fisso che possano averlo fatto anche a mio papà. Credo che i nostri morti e le persone che li hanno persi meritino più rispetto. Ammettendo che sia una procedura corretta, bisognava farlo alla luce del sole, davanti a tutti? Spero che qualcuno mi possa spiegare perché sono permesse queste cose orrende e faccia in modo che non si ripetano più. Rita Troni Abbiati Pavia