Barocco “made in France” la sfida della Risonanza
PAVIA Preparato, appassionato e simpatico. Sono tre aggettivi giusti per descrivere il maestro Fabio Bonizzoni, direttore dell'ensemble La Risonanza che lui stesso ha fondato nel 1996 e divenuto oggi una delle orchestre italiane su strumenti originali di maggior successo internazionale. Questa sera alle 21, l'ensemble sarà in Santa Maria Gualtieri, protagonista di un nuovo concerto della rassegna "Pavia Barocca" organizzata da Ghislierimusica, nella sua formazione canonica: Carlo Lazzaroni al violino, Caterina Dell'Agnello alla viola da gamba e, appunto, Fabio Bonizzoni a direzione e clavicembalo. Il programma, incentrato sulla musica da camera in Francia e intitolato "Avec noblesse, ardeur et… Abondance", proporrà musiche di L. N. Clerambault M. Marais, J.P. Rameau, J. J. C de Mondonville e ancora M. Marais. I biglietti - 15 euro intero, 12 euro ridotto, 6 euro under30 – si possono acquistare online dal sito www.paviabarocca.it o stasera in Santa Maria Gualtieri, a partire dalle 19.30. Maestro Bonizzoni, che tipo di percorso sarà quello che proporrete stasera? «Sarà un vero e proprio viaggio nella musica barocca francese, un mondo musicale che in Italia si frequenta poco, abbastanza raro da ascoltare nelle sale da concerto. Io invece tenevo molto a far conoscere una musica che spesso si pensa appartenente ad linguaggio alieno per noi italiani, ma che in realtà, al di là delle querelle di chi sostiene la musica francese piuttosto che quella italiana, attingono spesso e volentieri alla musica italiana». Nelle sue note al programma lei parla di un "atteggiamento di apertura e accoglienza" da parte dei compositori proposti. Intende dire che furono degli innovatori in campo musicale? «No, innovatori non è il termine esatto, fatta eccezione per Rameau che dal punto di vista armonico e contrappuntistico fu sicuramente un innovatore, una sorta di Bach francese che anche nell'opera inventò qualcosa di veramente nuovo. Ma per gli altri compositori userei piuttosto il termine "permeabili", sempre in riferimento alla musica italiana. Mentre la corte di Francia era poco permeabile (sebbene anche questo sia tutto da vedere) e nell'Europa dell'epoca lo stile dominante era quello francese, la musica italiana rappresentava però un mondo entusiasmante e attraente». Ieri come oggi, l'arte è sempre contaminazione? «L'arte e gli artisti sono raramente chiusi su se stessi ed anzi sono sempre aperti a ricevere, e a filtrare naturalmente con la propria sensibilità, gli stimoli che vengano loro da altre scuole, da altri stili. E' uno spirito che c'era già allora e che mi auguro continui a prevalere nel mondo contemporaneo». Marta Pizzocaro