Sotto le bombe portavoce dell’Is

ROMA È stato ucciso nel nord-ovest della Siria il portavoce locale di al Qaeda, Abu Firas al-Suri, ex rappresentante di Bin Laden in Pakistan. Il raid aereo è stato attribuito da alcune fonti agli Stati Uniti e da altre alla Russia o ai governativi siriani. Intanto in Iraq si è registrata una nuova carneficina con diversi attacchi suicidi rivendicati dall'Is dall'estremo sud, nel porto di Bassora, fino alle regioni a nord della capitale. In tutto, secondo fonti mediche e della polizia, circa 30 persone - per lo più miliziani e militari - sono morti nei diversi attacchi e altre 40 sono rimaste ferite. Lo Stato islamico ha rivendicato tutti gli attacchi compiuti. Secondo il sito americano Site, il raid contro il qaedista siriano Suri è stato condotto dagli americani. Per l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), vicino alle opposizioni siriane, il bombardamento è stato compiuto o dai russi o dall'aviazione governativa di Damasco. Il raid è avvenuto nella regione di Idlib e nell'attacco, secondo quanto riferito dal sito della tv al Manar degli Hezbollah, ha ucciso 20 miliziani di Jund al Aqsa, affiliati alla Nusra, e il figlio di Abu Firas al-Suri. Suri, 67 anni, era nato a Damasco e da giovane si era arruolato come jihadista nelle file della nascente al Qaeda in Afghanistan. Dopo esser stato in Pakistan a fianco di Bin Laden aveva condotto operazioni in Iraq e Yemen. Dal 2013 la sua presenza era attestata in Siria. E proseguono le battaglie tra la Jabhat an Nusra - questo il nome dell'ala siriana di al Qaeda - e le forze lealiste tra cui gli Hezbollah libanesi a sud di Aleppo per il controllo di alcune località chiave tra la metropoli siriana e Idlib, capoluogo della regione feudo dei qaedisti. Le forze governative hanno rafforzato nelle ultime ore il controllo dell'area di Qaryatayn, nella Siria centrale. La cittadina, un tempo importante centro della comunità cristiana della regione di Homs, è ormai disabitata provengono immagini dell'antico monastero di Mar Elian, profondamente danneggiato dai jihadisti dell'Is, che per lunghi mesi avevano controllato la zona. Dopo la presa di Palmira otto giorni fa e il consolidamento del fronte di Qaryatayn, le forze governative sostenute da Russia e Iran intendono spingersi fino a Dayr az Zor nell'Est. Nelle aree sotto controllo del regime c'è attesa per le elezioni legislative del prossimo 13 aprile indette dal presidente Bashar al Assad. E due giorni prima è prevista a Ginevra la ripresa dei colloqui indiretti, mediati dall'Onu, tra governo e opposizioni. Nei giorni scorsi si sono accavallate voci e indiscrezioni su possibili accordi tra Mosca e Washington sul destino politico di Assad.