I progetti del governo su Ferrovie e Anas
di Michele Di Branco wROMA Graziano Delrio frena e parla di «ragionamenti generici». In realtà, al netto della prudenza del ministro delle Infrastrutture, il progetto delle Ferrovie per l'acquisizione dell'Anas nell'ambito del piano di privatizzazioni del governo non solo esiste. Ma è anche in fase avanzata. E nelle strategie del governo dovrebbe concretizzarsi con la legge di Stabilità 2017. Anche Fs ha preferito glissare trincerandosi dietro il "no comment". Però resta un fatto che il numero uno del gruppo Renato Mazzoncini, parlando davanti alla Commissione Trasporti della Camera la scorsa settimana, ha parlato in termini che, letti in controluce in queste ore, offrono una indicazione ben precisa. L'azienda ha in mente un «grande progetto» con una trasformazione da azienda ferroviaria a grande operatore di mobilità. «È un passaggio culturale che va fatto: ora i nostri ferrovieri pensano i treni ma è al viaggiatore che dobbiamo pensare. E se non ci si dà una mossa, le Ferrovie passeranno guai», ha avvertito Mazzoncini anche perché se non saranno le stesse Ferrovie a farlo, «lo farà qualcun altro». Il piano nelle sue linee generali prevede innanzitutto l'uscita dell'Anas dal perimetro della Pubblica amministrazione con il conseguente affrancamento del bilancio dai conti dello Stato. Il cosiddetto "deconsolidamento" permetterebbe al Tesoro di ridurre il debito per un totale di circa 4 miliardi di euro. Dopo aver portato a termine questa operazione, Anas sarebbe pronta a sbarcare sul mercato entrando nell'orbita Ferrovie. Già, ma con quel dote? La strategia prevede la sostituzione dei circa 2 miliardi di trasferimenti diretti che attivano ogni anno dal Tesoro con l'assegnazione alla società di una quota dell'accisa pagata dagli automobilisti sulla benzina: si tratterebbe, in realtà, di un prelievo per ogni litro di carburante consumato per il «consumo delle strade». La misura di questo prelievo, che non comporterebbe alcun aggravio per gli automobilisti, sarebbe definita dall'Autorità di regolazione dei trasporti. Chi studia il dossier spiega che il piano garantirebbe cospicui vantaggi all'Anas che potrebbe infatti contare su introiti molto più sicuri di quelli attuali sottoposti ogni anno alle esigenze di bilancio pubblico. È un fatto che i vincoli di finanza pubblica hanno fortemente penalizzato l'azienda negli ultimi tempi, impedendole di destinare risorse certe con programmazione pluriennale. Sullo sfondo, molto distante, resta l'operazione Ferrovie-Atac. Dal quartier generale di Villa Patrizi, sede della holding ferroviaria, non negano l'interesse per la compagnia romana. Ma in attesa dell'esito delle elezioni capitoline non si muove nulla. ©RIPRODUZIONE RISERVATA