La minoranza Pd: no al soccorso di Verdini
ROMA Le dimissioni di Federica Guidi? Un atto dovuto ma ora Renzi deve fare luce sulla «zona grigia» che c'è nel governo. La minoranza del Pd si prepara a dare battaglia alla Direzione del partito di lunedì. E chiede al segretario premier un «tagliando» sul governo e sulla linea del partito. Preoccupata dalle voci di un nuovo soccorso al governo del gruppo di Denis Verdini, pronto a votare con la maggioranza per bloccare le mozioni di sfiducia che le opposizioni presenteranno per chiedere le dimissioni di Maria Elena Boschi e del governo. Verdini voterà con la maggioranza, anche se per ora nessuno parla di un ingresso esplicito di Ala nel governo. Di poltrone se ne parlerà semmai dopo il referendum, non quello sulle trivelle del 17 aprile che ha indubbiamente acquistato forza dalle vicende di queste ore. Il referendum deciso per il gruppo di Verdini sarà quello costituzionale, una vittoria sulla quale Renzi punta tutto. «Mi sembra che sia stato smentito a più riprese l'ingresso di Ala nel governo», dice Fornaro, a chi gli chiede se sarà un verdiniano a subentrare a Federica Guidi allo Sviluppo economico. La rosa nella quale il premier sceglierà il nuovo ministro è tutta femminile. Sfumato ancora una volta il sogno di portare al governo Vasco Errani. L'ex governatore dell'Emilia Romagna, legato da sempre a Pier Luigi Bersani, avrebbe declinato l'offerta di entrare a far parte della squadra di governo, considerato il clima da separati in casa che contrappone maggioranza e minoranza dem. Facilitando così la scelta del premier di puntare su una donna per «riequilibrare» le quote di genere del suo esecutivo nato nel 2014 con 8 uomini e 8 donne. La soluzione più facile vedrebbe la promozione dell'ex sindacalista della Cgil Teresa Bellanova, una ex bersaniana oggi vicinissima a Renzi. Ma in corsa ci sono anche Marcella Panucci, direttore generale di confindustria che Renzi avrebbe preferito alla Guidi già alla nasita del governo, e la toscana Antonella Mansi. La minoranza insomma si prepara alla battaglia. La direzione, rinviata per due volte, avrebbe dovuto essere nelle intenzioni di Renzi l'occasione per «fare i conti». Una prova di forza contro l'opposizione interna. Ora però la situazione è cambiata. E la sinistra tornerà alla carica per chiedere collegialità» nella gestione del partito per evitare «familismi e concentrazione del potere». «La proposta dei 5 Stelle di votare la loro mozione è propaganda elettorale a basso costo», avverte però Roberto Speranza. «Noi sosteniamo il governo ma sono emersi fatti inquietanti e non si può mettere la testa sotto la sabbia». «A me non crea tanto un problema se Verdini vota a favore di una legge del governo piuttosto pongo il problema al mio segretario: dove lo vuoi portare il Pd? Ma ogni volta che lo chiedo finisce lo streaming prima della risposta», dice Cuperlo. (m.b). ©RIPRODUZIONE RISERVATA