LE TRIVELLE E IL NODO DEL QUORUM

di BRUNO MANFELLOTTO Riusciranno le intercettazioni là dove hanno fallito finora ambientalisti, verdi, cittadini preoccupati? Basteranno le dimissioni della ministra Guidi, inchiodata dalle sue telefonate al compagno, e del compagno ai dirigenti della Total, a suscitare interesse intorno al referendum del 17 aprile? Questa storia di affari e petrolio in terra lucana influirà sulla decisione degli italiani di andare a votare sul quesito trivelle sì-trivelle no? Finora i sondaggi ci hanno detto di no, la questione interessa direttamente solo alcune città sul mare e poche regioni (sette), e che sarà molto difficile portare alle urne più di 22 milioni di italiani, quanti ne servono per il quorum, soprattutto coloro che vivono altrove, per i quali le trivelle al largo delle coste baresi sono pericolose quanto quelle nelle acque slovene o albanesi. Però, dopo l'ennesimo incidente di percorso, qualcuno ha rispolverato la pratica. Insomma, con la ministra Guidi che se ne va oltre che per l'evidenza del fatto in sé anche per non trascinare nel gorgo la ministra Boschi già crocifissa per Banca Etruria e dintorni, ce la faranno i nemici di Renzi a spingere alle urne i delusi, e gli antiVerdini, e gli insofferenti delle maggioranze variabili o di centro destra? Se le percentuali sono quelle del Pd di oggi, dove una minoranza incazzata, ma non tanto agguerrita, non riesce ad avere ragione del segretario-premier su nessuna questione, verrebbe da dire di no. Potrebbero forse coalizzarsi via via altri scontenti, ma l'impresa resta ardua. E sì, la vera campagna referendaria si è aperta giovedì 31 marzo con il caso Guidi e con l'annuncio di una mozione di sfiducia contro Renzi e Boschi firmata da 5Stelle e già forte dell'adesione della Lega. Questo sarà il leitmotiv delle prossime settimane, e a un obiettivo mirerà: raggiungere il quorum. Scommessa azzardata. Ma certo, se dovesse riuscire, per Renzi - sostenitore del "no" e soprattutto ideologo dell'astensione (nonostante successive correzioni in corsa) - sarebbe una sconfitta non indifferente, una battuta d'arresto che darebbe fiato alla dissidenza interna in cerca di nuovi argomenti per mettere in difficoltà il leader, un brutto precedente rispetto al referendum d'autunno sul Senato. In questa chiave vanno lette le dichiarazioni dell'ex segretario Pierluigi Bersani, ambiguo quanto basta («Vado a votare, ma non vi dico per cosa»), ma chiaro nell'indicare la strada maestra: non disertare le urne, perché è il quorum il vero punto politico. Del resto, questa storia delle trivelle non è mai stata vista come una consultazione sul sì o il no a qualcosa che peraltro già c'è, ma ha assunto da subito una valenza squisitamente politica. Dentro e fuori il palazzo del Nazareno. Prova ne siano le parole di Romano Prodi, padre dell'Ulivo e mai tenero con Renzi, che pure si è pronunciato esplicitamente per il no all'abrogazione («La vittoria del sì sarebbe un suicidio»). Una posizione netta che conferma la profonda frattura che percorre l'opposizione interna al Pd. E che si manifesta a Roma come in periferia. La maggior parte dei promotori del referendum, infatti, porta in tasca la tessera del Pd. Sono per lo più amministratori locali che mal sopportano diktat e pensano a costruire un robusto contropotere. Di questa nuova razza, Michele Emiliano è certamente il campione che proprio sulle trivelle si gioca il suo presente di governatore delle Puglie e, chissà, il suo futuro di leader dei delusi del renzismo. Finora il segretario-premier non è sembrato preoccuparsene. Come se la sua priorità non sia né questo referendum né il rischio di consegnare Roma a una giovane grillina. No, il momento clou sarà il decisivo referendum sul Senato sul quale Renzi sfida il Paese a pronunciarsi per il rinnovamento (lui) o la conservazione (quelli che non stanno con lui). I sondaggi gli danno alte probabilità di successo. Ma questo incidente, dopo quello di Banca Etruria, ha per la prima volta appannato l'immagine del leader vincente. Da oggi sarà costretto a una maggiore attenzione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA