L’intreccio pavese tra Mattei, Cefis e Pasolini
PAVIA Riguarda Pavia, in più punti e per più di un motivo. Il primo è che tra le fonti della sua sceneggiatura c'è il libro "Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente" sulla morte di Enrico Mattei, uscito nel 1972 e (ri)pubblicato nel 2010 dalla casa editrice pavese Effigie. Il secondo è il legame tra le indagini sulla morte di Enrico Mattei (1962) e la morte di Pier Paolo Pasolini (1975), con un magistrato pavese che negli anni '90 cerca l'anello di congiunzione tra le due vicende. Stiamo parlando del film "La macchinazione" di David Grieco, nelle sale da oggi, che ricostruisce gli ultimi tre mesi della vita di Pier Paolo Pasolini, di cui lo stesso Grieco era stato amico e collaboratore di fiducia (al punto che nel 1976 la famiglia Pasolini gli chiese di scrivere la parte "culturale" della memoria di parte civile nel processo per la morte di Pier Paolo). Ad interpretare l'intellettuale è Massimo Ranieri (che lo stesso Pasolini, nel 1975 definì un suo sosia), affiancato da altri nomi noti come Roberto Citran e Milena Vukotic. Ma l'aspetto più interessante è che in fase di sceneggiatura, David Grieco si è documentato attingendo anche dall'edizione pavese di "Questo è Cefis", inserendo nel film dettagli che non provengono dallo scritto originale dell'autore del libro Giorgio Steimetz, ma si trovano solo nella prefazione all'edizione pavese curata da Giovanni Giovannetti (l'editore) e Carla Benedetti, una sorta di "indagine nell'indagine". «Nel 1972, dieci anni dopo la morte di Enrico Mattei, arriva in libreria "Questo è Cefis" di Giorgio Steimetz, una biografia non autorizzata del presidente Eni e Montedison, pubblicata dall'Agenzia Milano Informazioni di Guglielmo Ragozzino, di cui Steimetz, io credo, è l'alter ego – racconta Giovannetti - Il libro vive solo pochi mesi, poi diventa introvabile, spariscono anche le copie d'obbligo dalle due sedi di Roma e Firenze della Biblioteca Nazionale Centrale. Il motivo è intuibile. Steimetz racconta senza censure la mescolanza tra pubblico e privato, tra Stato e poteri occulti, individuando in Cefis il mandante dell'omicidio Mattei, che avviene nei cieli di Bascapè, ed ecco perché l'indagine viene affidata alla procura di Pavia». Le indagini si chiudono con un'archiviazione "perché il fatto non sussiste", ma nel 1997, dopo il ritrovamento di alcuni reperti, l'inchiesta è riaperta su richiesta del sostituto procuratore Vincenzo Calia, che successivamente affermerà che "l'esecuzione dell'attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell'Ente petrolifero di Stato". «Mentre indaga – continua Giovannetti - Calia viene a sapere dell'esistenza di "Questo è Cefis" e dopo una lunga ricerca, una domenica, passeggiando in piazza Vittoria, lo trova per caso su un banco di remainders: il libro entra a far parte delle indagini. Il procuratore ancora non sa che anche Pasolini, nel 1974, era entrato in possesso di una copia del libro di Giorgio Steimetz, grazie a Elvio Facchinelli, intellettuale milanese che glielo aveva mandato in fotocopia, sapendo del suo interesse per le vicende del petrolio e in particolare di Cefis (di cui Pasolini scriverà nel suo ultimo romanzo incompiuto "Petrolio", pubblicato postumo). Nel corso della sua inchiesta Calia si accorge per primo delle analogie tra "Questo è Cefis" e "Petrolio", e del fatto che alcune parti del primo sono riportate quasi integralmente nel secondo: collega i fili e capisce che "Petrolio" non è un libro in cui si annidano tutte le ossessioni erotiche di Pasolini, come era stato definito fino a quel momento, ma è una vera e propria indagine sul Potere e la P2, che rende Pasolini un personaggio decisamente scomodo e pericoloso». Ma se nella realtà Pasolini e Giorgio Steimetz non si conobbero mai, nel film si incontrano. «Steimetz rivela a Pasolini che Cefis è il vero capo della P2 – dice Giovannetti – Una notizia che però non sta dentro "Questo è Cefis", ma viene rivelata a Calìa da un'informativa dei servizi segreti. E la riproduzione integrale dell'informativa è riportata solo nell'edizione del libro, pubblicata da Effigie nel 2010». Marta Pizzocaro