Lasciò morire la moglie, non andrà in cella

PAVIA Open day, oggi, nell'aula magna del collegio Volta, in via Ferrata 17. La giornata di presentazione è organizzata dalla Fondazione Pavia Città della Formazione  che si rivolge ai ragazzi maturandi dell'Itis Volta e agli altri studenti che possono essere interessati interesse a questa formazione terziaria. «L'orientamento verso la formazione terziaria – spiegano dalla Fondazione - si rivolge a tutti gli studenti che devono fare la maturità negli istituti scolastici che si trovano sul territorio della nostra provincia . Ma non solo. Apriamo le nostre porte a tutti coloro che vogliano venire a studiare a Pavia presso il nostro Istituto tecnico superiore». All'open day parteciperanno anche alcune aziende partner della fondazione oltre ai soci fondatori.di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Quando i soccorritori sono entrati nell'appartamento di via Tasso, a fine gennaio 2015, Laura Carla Lodola, 55 anni, era un fragile mucchio di ossa adagiato su un letto. I capelli arruffati e così lunghi da arrivare alle caviglie. Denutrita, semi-incosciente. E' morta pochi giorni dopo in ospedale. E Antonio Calandrini, il convivente 60enne della donna, è stato accusato di averla segregata fino a farla morire. Un'accusa che Calandrini ha sempre respinto. Una condizione - spiega il suo difensore, l'avvocato Valentina De Renzis, confortata dal parere del consulente psichiatra - di cui lui stesso quasi non si è reso conto. Avviluppato in una relazione morbosa, lui e lei isolati dal resto del mondo, chiusi in quelle poche stanze della casa di via Tasso, alla Torretta. Un isolamento che lui interrompeva solo per recarsi al lavoro, come portinaio al collegio Nuovo. Chiuso in un ermetico riserbo. Ieri mattina, davanti al giudice dell'udienza preliminare Erminio Rizzi, Calandrini ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato. Una scelta del suo difensore che mira ad ottenere una pronuncia di assoluzione nel merito. «Il mio assistito non è socialmente pericoloso ma vittima lui stesso, come conferma la perizia psichiatrica, di una situazione di isolamento sociale e psicologico. Una personalità debole, succube della compagna che non aveva mai la forza di contraddire». Il perito del Tribunale gli riconosce una parziale capacità di intendere e volere. Non gli vengono invece contestati maltrattamenti nè violenza domestica sulla compagna. Da anni la donna non usciva di casa, nell'ultimo periodo faticava anche a camminare. «Si rifiutava di mangiare, si è lasciata andare lentamente» si era giustificato l'uomo davanti al magistrato. Al lavoro non è ancora rientrato, è in aspettativa. Ma l'attività di volontariato concordata con l'Uepe, l'ufficio di esecuzione penale esterna, gli ha permesso di riprendere contatti con il mondo esterno e ricominciare, a piccoli passi, a vivere. L'udienza, in cui si deciderà il suo destino, è stata fissata per il 6 aprile.