I tifosi rifiutano il dialogo «Vi aspettiamo fuori»
PAVIA Il silenzio della curva non è passato inosservato. E a fine gara i giocatori azzurri hanno provato a ricucire lo strappo con i tifosi, entrati sugli spalti solo alla fine del primo tempo. Si sono avvicinati alla curva sud, insieme ad alcuni membri dello staff, ma sono stati respinti dai fischi della tifoseria. Che ancora prima della prestazione («Una sconfitta ci potrebbe stare, anche giocare male ci può stare», spiegano i tifosi) non riescono a perdonare alla squadra l'atteggiamento in campo e verso «chi segue la squadra da anni». «Non hanno rispetto nemmeno per la maglia che indossano», aggiunge un ragazzo con la sciarpa biancoazzurra al collo. I cori a fine gara, mentre i giocatori si avvicinano a capo chino, sono feroci. «Vergognatevi», e ancora «Solo stipendio e soldi», più altri che riprendono l'epiteto utilizzato pochi giorni fa da Bignotti. Un giocatore prova ad alzare le mani, in segno di saluto e di pace, ma viene investito dai fischi e dalle urla. Niente da fare. Il gruppo azzurro si arrende e ripiega verso gli spogliatoi. A fine gara deve perfino intervenire la polizia, perché un gruppetto di tifosi fuori dallo stadio vuole aspettare i giocatori per contestarli. Per tutta la partita, d'altra parte, in curva non è mai stata aria. La squadra, tra striscioni appesi al contrario e slogan al vetriolo, quasi tutti a richiamare gli alti stipendi e «la voglia di fare poco», non è stata quasi mai sostenuta dalla curva. Nemmeno quando il Pavia ha accorciato con Cesarini, nel secondo tempo, e ha riacceso le speranze. A dire il vero qualcuno tra gli ultrà, in quell'occasione, non è riuscito a trattenere la gioia, ma è stato subito redarguito dal ragazzo-regista del tifo che, seduto sulla ringhiera, ha invitato a zittire l'esultanza e a trasformare gli applausi in fischi. Il gruppo degli "irriducibili", di chi si è impegnato a portare la protesta fino in fondo, prima con il volantinaggio fuori dallo stadio e poi sulle gradinate, non è riuscito però a convincere tutti. Una parte della curva è entrata regolarmente a inizio partita e al gol del Pavia ha festeggiato per la squadra, seppure senza bandiere e striscioni. Tra questi, seduto a destra delle gradinate, anche il sindaco di Pavia, Massimo De Paoli, che da anni segue la squadra in curva. «Non credo che le proteste del tifo servano a molto – spiega –. La prestazione lascia a desiderare ma il sostegno alla squadra si dà sempre». E a chi lo ha visto entrare, trafelato, a partita ormai avviata, spiega: «Non ho aderito alla protesta, sono entrato a metà del primo tempo perché ero in ritardo». (m. fio.) @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA