«Fermeremo i truffatori con le ronde via cellulare»

di Sandro Barberis wGARLASCO «Divideremo Garlasco per quartieri, ogni quartiere avrà un capogruppo e ci scambieremo foto ed informazioni per evitare truffe e furti». In estrema sintesi funzionerà così il sistema che un gruppo di cittadini di Garlasco, che si sono trovati l'alta sera, vogliono far debuttare già nei prossimi giorni. Serve solo avere un telefono di ultima generazione con installata la diffusa applicazione di messaggistica istantanea Whatsapp. «Ogni quartiere di Garlasco avrà il suo gruppo sulla chat per cellulari – spiegano gli organizzatori dei controlli di vicinato 2.0 di Garlasco – All'interno tutti gli utenti potranno mandare foto, video e segnalazioni. Poi il capogruppo, scelto durante le riunioni, avrà il compito di avvisare carabinieri e forze dell'ordine, quando sarà il caso». La prima riunione ha visto la partecipazione di una decina di persone, ma già nel fine settimana il gruppo cercherà nuove forze con un banchetto in piazza Repubblica: «Alla riunione di giovedì hanno partecipato anche alcuni membri dei controlli di vicinato di Buccinasco, nel Milanese, che è stato il primo centro a svolgere questo tipo di collaborazione tra cittadini via Whatsapp: hanno sventato furti e truffe, permettendo arresti. Altri Comuni stanno seguendo l'esempio, che piace anche alla Regione. Presenteremo il progetto anche ai carabinieri». Ma come mai anche a Garlasco quest'idea? «Perché di furti, truffe o tentativi se ne sente parlare ogni giorno – rispondono gli attivisti che vogliono avviare i controlli di vicinato via Whatsapp – La settimana scorsa i genitori di un nostro amico sono stati truffati da falsi ispettori di una società di servizi: hanno rubato loro 2mila euro. Lo facciamo quindi anche per una questione sociale, perché le persone anziane non hanno molto dimestichezza con questi strumenti tecnologici. Le persone più giovani invece ce l'hanno e fare una foto ad un'auto sospetta non costa nulla. Ed è comunque sempre una prova per le forze dell'ordine e i tribunali».