Juve tra rabbia e orgoglio «Non abbastanza grandi»

TORINO Delusa sì, ma anche orgogliosa di essere uscita dall'Allianz Arena a testa alta. E di avere di fronte ancora «obiettivi importanti». L'eliminazione dalla Champions League contro il Bayern brucia - e non poco - alla Juventus. «Siamo stati grandi, ma non abbastanza», osserva mister Allegri, che però non si piange addosso. Domenica c'è il derby e un primo posto in campionato da confermare, per cui «non c'è tempo per la delusione e le lacrime». L'atteggiamento, del resto, non si addice ad una «grandissima squadra», come la definisce John Elkann. «La Juve - dice - ha dimostrato di saper giocare bene nonostante gli arbitri...». Una coda polemica inevitabile per chi si è vista sfuggire la qualificazione europea proprio quando sembrava di averla saldamente in pugno. Ma quello del presidente di Fca e di Exor, la holding della famiglia Agnelli che controlla anche la Juventus, è lo sfogo di un momento. «Mi dispiace moltissimo per il risultato: la partita ce l'avevamo in mano, è stato un peccato perderla all'ultimo momento - ammette - Ma adesso abbiamo il derby e ci restano obiettivi importanti, come campionato e Coppa Italia». E allora tutti subito in campo, a Vinovo, dove la squadra si è allenata subito dopo il rientro dalla Germania all'ora di pranzo, per smaltire le tossine - nei muscoli e nella testa - accumulate nei 120' minuti di Monaco. Con Chiellini e Marchisio ancora indisponibili, il grande dubbio per domenica è rappresentato da Paul Dybala. Il campioncino argentino, che fino ad ora è riuscito nell'impresa di far dimenticare un "mostro sacro" come Tevez, è alle prese con i postumi di un edema da sovraccarico del soleo sinistro. Anche ieri ha lavorato a parte e le sue condizioni, informa il club, saranno monitorate «giorno per giorno». «Orgoglioso di far parte di questa squadra! Nessun rimpianto, ce la siamo giocata alla pari», ha twittato la punta argentina, rimasto a guardare la partita seduto sul divano di casa, indosso alla gamba sinistra il tutore. Le alternative, comunque, non mancano là davanti. C'è Morata, eccezionale ieri sul gol del 2-0; c'è Mandzukic, in campo soltanto dal secondo tempo e c'è Zaza - che ha già "matato" il Toro nel derby di Coppa Italia - fresco fresco perché rimasto in panchina col Bayern. Ma c'è soprattutto la voglia di dimostrare che la vera Juve è quella del primo tempo col Monaco, e non quella degli ultimi minuti della ripresa. E allora sotto con il derby, a testa alta, per continuare la rincorsa ad uno scudetto, il quinto consecutivo, che renderebbe comunque storica la stagione, dopo le difficoltà di inizio anno e la rimonta. E storico sarebbe anche il record di imbattibilità di capitan Buffon: per conquistarlo mancano appena 4' col Torino.