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di Fiammetta Cupellaro wROMA «Sospettati di voler compiere un attentato imminente a Parigi». La capitale francese è di nuovo nell'obiettivo degli jihadisti. Quattro persone, tre uomini e una donna, sono stati arrestati ieri all'alba nel diciottesimo arrondissement. Due sono fratelli di origine turca, Aytac e Ercan B., mentre il terzo, Youssef E, è un francese islamista radicale. Ed è lui ad aver attirato l'attenzione della polizia. Nel marzo del 2014 era stato arrestato all'aeroporto di Saint-Etienne mentre stava partendo per la Siria e unirsi alla jihad. Condannato a 5 anni, a ottobre 2015 si era visto commutare la pena in arresti domiciliari. La donna è la sua compagna. Nell'appartamento sono stati trovati caricatori di kalashnikov, l'arma comunemente utilizzata dai terroristi dell'Is, e diverso materiale informatico, tutto sequestrato. Gli investigatori francesi che dal 13 novembre lavorano sia sul "territorio" che nella "rete" non hanno dubbi: i quattro erano diventati una minaccia per la sicurezza. Poche le notizie trapelate dalla procura, ma la conferma che si sia trattato di un'operazione antiterrorismo ad alti livelli è arrivata direttamente dal presidente, Francois Hollande. Il livello della minaccia terroristica in Francia «resta elevatissimo», ha detto Hollande che ha invitato i francesi alla «massima vigilanza». E il capo dell'Eliseo, ha fatto riferimento alla sparatoria di Bruxelles: «È la prova di questa minaccia». Ormai le due città, Parigi e Bruxelles, sono unite nella lotta al terrorismo. Bruxelles il giorno dopo la grande paura. Una città sospesa tra l'attesa di un importante vertice europeo e la caccia a due terroristi sospettati di aver preso parte alla strage del 13 novembre a Parigi. Così appariva ieri la capitale belga, il giorno dopo la grande paura. Improvvisamente si è ritrovata a convivere con l'incubo dello jihadismo "fuori la porta di casa". Un terrorista ucciso, quattro poliziotti feriti, una caccia all'uomo condotta dalle forze speciali franco-belga, cento bambini bloccati in due scuole mentre i genitori si accalcavano alla transenne e i cecchini sparavano dalle finestre con i terroristi in fuga sui tetti. Sono immagini che i cittadini di Bruxelles non dimenticheranno facilmente. Soprattutto gli abitanti di Forest, periferia sud della capitale, la zona dove la perquisizione in un appartamento in rue du Dries si è trasformata in una battaglia durata quasi un giorno. Difficile tornare alla normalità, mentre dalla tv il premier belga Charles Michel annuncia che l'operazione antiterrorismo «non è conclusa» e che il livello di allarme resterà al punto 3 (su una scala di 4) in tutta la capitale. Non solo a Forest, zona fino adesso famosa solo per una grande e bellissima sala da concerto. I due terroristi intanto sono ancora in fuga. Due "fantasmi" che allungano la lista dei latitanti che tutta Europa cerca. Il primo di quella lista del terrore è Salah Abdeslam, 26 anni, nato e vissuto in Belgio. È l'unico che a Parigi il 13 novembre, dopo aver ucciso 130 persone, non si è fatto esplodere. Degli undici del commando, solo lui non ha eseguito l'ordine dei capi jihadisti che era quello di suicidarsi. Ora Salah è ricercato dalla polizia e anche dall'Is. E chi credeva che il corpo del terrorista ucciso martedì a Forest fosse proprio quello di Salah, ha risposto Eric Van Der Sypt il magistrato che conduce l'inchiesta. Il cecchino ha ucciso Mohamed Belkaid, 35 anni, algerino arrivato clandestinamente in Belgio. È morto accanto a una bandiera nera dell'Is, il kalashnikov e undici caricatori. L'unica traccia del suo passaggio a Bruxelles, una segnalazione nel 2014 per un furto. Poi, più nulla. Fino a quell'appartamento in rue du Diers dove Balkaid è morto da "martire" del Califfato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA