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ROMA «Vi imploriamo di aiutarci, anche noi siamo persone». Bloccati nell'inferno di Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia, centinaia di migranti hanno manifestato ieri contro la decisione dei Paesi della rotta balcanica di chiudere le frontiere, impedendo loro di proseguire il viaggio verso l'Europa del nord. «Open the border», aprite i confini, hanno scritto su cartelli, sventolando bandiere tedesche. Ma la Germania, la terra promessa, è sempre più irraggiungibile, mentre Idomeni da zona di transito si è trasformato in un luogo di sofferenza. Circa 15 mila migranti in condizioni disumane, alle prese con freddo, pioggia, fango, senza servizi igienico-sanitari sono stipati nel campo. Molti di loro, bambini e ragazzi in particolare, hanno bisogno di assistenza medica. «Nonostante i colloqui in corso tra Ue e Turchia, ogni giorno in media più di 1.300 persone bisognose di aiuto continuano ad arrivare sulle isole greche. Nelle scorse settimane oltre 35mila migranti sono rimasti bloccati in tutta la Grecia. La situazione è particolarmente grave nel nord del Paese, con circa 20mila persone, per lo più famiglie, in attesa vicino al confine» denuncia la Croce rossa italiana. Il 60 per cento dei migranti bloccati a Idomeni sono donne e bambini» fa sapere Angelica Fanaki, responsabile migranti della Croce rossa ellenica, che dall'inizio della crisi ha sostenuto quasi un milione di persone: «Il cibo scarseggia, la situazione sta peggiorando e in molti hanno atteso per più di due settimane senza un adeguato riparo e vestiti. Anche ad Atene, nelle isole e in varie città greche ci sono persone bloccate». Esperti nella salute e nei servizi di distribuzione dell'acqua e igienico-sanitari stanno valutando le necessità più urgenti con le società nazionali di tutta Europa, pronti a dare un ulteriore sostegno. Più di 132mila migranti sono arrivati in Grecia durante i primi mesi del 2016, rispetto ai 6.000 giunti nello stesso periodo dello scorso anno. Quasi il 75 per cento sono in fuga da paesi in guerra, come Siria e Iraq.