“Fausto” riemerso dall’inferno dell’alcol

VOGHERA «Ero arrivato a bere quattordici litri di vino al giorno. Ma ora è finuta, sono un uomo diverso». A parlare è Ichaoui Faouizi, un tunisino. Faouizi, che a Voghera tutti chiamano Fausto, racconta la sua storia. Ha passato dieci anni sulle panchine di Voghera, dipendente dall'alcol, passando le notti al dormitorio della Caritas. Vive ancora alla Caritas: adesso, però, fa il custode. Fausto, che quest'anno compirà cinquant'anni, si presenta con l'aria timida di chi ha toccato il fondo ed è riuscito a risollevarsi. Sposato a Palermo con una donna italiana, anni fa si trasferisce a Voghera. Nel 2002 la separazione, anche se consensuale, lo porta nel tunnel dell'alcol. «Una volta fuori casa ho vissuto otto mesi in una cantina: lì ho iniziato a bere - racconta - avevo perso la fiducia nelle persone, ma anche quando bevevo il mio primo pensiero era per i miei figli Piero e Gianluca». Poi per dieci anni, fino al 2012, la sua casa diventa la strada. Dorme sulle griglie del Gulliver in via Canevari con conseguenze future che lo porteranno ad avere problemi di asma. Nel 2012 si avvicina seriamente alla Caritas. Il primo tentativo di disintossicazione dura quattro mesi in una clinica a Cremona, «ma avevo scarse motivazioni». Il percorso funziona, ma tornato a Voghera le giornate sono vuote e l'alcol torna a bussare alla porta. E Fausto ci ricasca. «Bevevo fino a quattordici litri al giorno di vino nel cartone - racconta - quando avevo soldi prendevo da bere». «Abbiamo sempre cercato di tenerlo agganciato per non perderlo - commenta Alessia Cacocciola della Caritas al quale il tunisino è molto affezionato -, ma il confine era fragile». L'incontro in Francia con un cugino gli cambia la vita: c'è una data significativa. «Il 4 aprile 2014 è stata l'ultima volta che ho bevuto: il giorno prima di partire per la Francia, poi ho smesso. Tanti non credevano riuscissi, ma ce l'ho fatta. Adesso ho voglia di vivere». Oggi sta al dormitorio Caritas dove lavora come sostituto custode e tuttofare. «Ora mi preoccupo del futuro, cerco un lavoro stabile per essere indipendente e aiutare i miei figli». Marco Quaglini