Un piano europeo per salvare Schengen
BRUXELLES Nove mesi per salvare Schengen, evitare che la crisi dei migranti sbricioli l'Europa e il ritorno dei controlli alle frontiere interne che potrebbe costare fino a 1.400 miliardi di euro in dieci anni. È la roadmap della Commissione europea presentata dal Commissario agli Affari interni Dimitris Avramopoulos. Il piano lunedì sarà sul tavolo del vertice straordinario con la Turchia. Idea di fondo: frenare i flussi (che nel 2015 hanno portato al record di domande d'asilo in Ue: oltre 1,2 milioni, con un balzo del +123% in un anno), far partire davvero il meccanismo di ricollocazioni e "resettlement" volontari (ovvero l'accoglienza diretta a partire dai campi nei paesi vicini della Siria), spezzare il meccanismo delle chiusure unilaterali delle frontiere. Ma se l'obiettivo è quello di tornare alla normalità «entro dicembre», nei nove mesi si profila un cordone sanitario attorno alla Grecia. «Non abbiamo dato alcun ultimatum» ad Atene, sostiene il greco Avramopoulos, ma nella roadmap è previsto che il 13 maggio possa essere ridisegnata la frontiera esterna della Ue. È anche messa in cantiere la riforma del regolamento di Dublino, che il Commissario presenterà il 16 marzo, ma intanto la regola che impone di riportare nel Paese di prima accoglienza i richiedenti asilo pur essendo «superata» andrà rispettata. L'obiettivo del summit, ha scritto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, è quello di «tornare a Schengen», blindare la frontiera esterna e così chiudere la porta della rotta balcanica che parte dalla Turchia. Da lì nel 2015 sono entrate 880mila persone nel 2015, 128mila nei primi due mesi di quest'anno: un ritmo da oltre duemila al giorno. A sentire le parole di Tusk e Avramopoulos, l'idea è quella di avere un corpo di Guardie di frontiera e Guardacoste europeo operativo già in estate. Intanto, continuare ad accogliere i rifugiati che hanno diritto all'asilo, ma respingere inesorabilmente tutti gli altri, riportando sistematicamente e su «vasta scala» in Turchia i clandestini. Una forma di dissuasione che dovrebbe anche aiutare a combattere «l'odioso crimine» dei trafficanti di esseri umani. Tusk nella lettera di invito al vertice mostra un cauto ottimismo («Per la prima volta dall'inizio della crisi sono in grado di veder emergere un consenso europeo»), ma la Grecia continua ad essere sotto assedio, Alexis Tsipras minaccia di chiedere sanzioni contro chi non rispetta i Trattati e la Turchia minaccia di far saltare ogni accordo se non otterrà la liberalizzazione dei visti «entro ottobre o novembre». E da Budapest il premier Viktor Orban da una parte riceve il sostegno del presidente della Csu tedesca (i falchi democristiani bavaresi) dall'altra ribadisce di essere disposto a dare aiuti per rafforzare la difesa dei confini ma anche «l'accoglienza zero» dell'Ungheria. Avramopoulos però sostiene che «molti paesi» hanno già fatto offerte per la ricollocazione dei profughi.