Spara al figlio e lo uccide
di Adriano Agatti wSAN DAMIANO AL COLLE Due colpi di pistola al termine dell'ennesimo litigio hanno messo fine ad un inferno familiare che durava da anni. Stefano Brega, un uomo che aveva 45 anni e abitava alla frazione Boffalora di San Damiano al colle, è stato ammazzato dal padre Giuliano di 76 anni. Un delitto avvenuto nel piccolo ufficio dell'azienda di famiglia. L'uomo ha fatto pochi metri ed è rientrato in casa con la calibro 38 in mano. Si è seduto sul divano e ha atteso l'arrivo dei carabinieri di Stradella. E' stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario ed è stato rinchiuso nel carcere di Torre del Gallo a Pavia a disposizione del magistrato. Durante il primo interrogatorio nella notte, avvenuto nella caserma dei carabinieri di Stradella alla presenza del sostituto procuratore della repubblica di Pavia Giovanni Benelli, lui e la moglie Mariarosa hanno raccontato i lunghi anni d'infermo con quel figlio «prediletto» che tornava a casa ubriaco, a volte li picchiava e prendeva i soldi dell'azienda di famiglia. Un vero tormento per due persone oneste che hanno trascorso una vita intera lavorando nei terreni di famiglia. La conclusione forse scontata è stata la tragedia di giovedì sera che ha destato enorme impressione nello stradellino. Stefano Brega, gestiva con i familiari, l'azienda vitivinicola al Colle. Stefano Brega, oltre agli anziani genitori, lascia anche due fratelli: Paolo di 33 anni e Stefano di 39. Il primo vive a Bosnasco, il secondo a Stradella. L'uomo era sposato ma si era diviso dalla moglie diversi anni fa. Questa, dunque, la ricostruzione della tragedia familiare. L'antefatto risale a giovedì mattina. Stefano Brega litiga per l'ennesima volta con i genitori. Vuole soldi, li ha spesso affrontati con le cattive maniere. Pura violenza: pugni, calci e schiaffi. Il padre Giuliano e la madre gli dicono di no. Sono stufi di quel figlio violento che, a differenza dei fratelli, non ha voglia di lavorare. A volte hanno pagato il loro rifiuto a suon di botte. Ma questa volta sono veramente decisi. Niente più soldi da spendere in alcolici nei bar della zona. Lui sbatte la porta, esce e sale sul quod che tra l'altro non potrebbe nemmeno guidare perchè gli era stata ritirata la patente. Resta in giro tutto il giorno, probabilmente beve. E non poco, Stefano Brega ritorna a casa verso le nove di sera. Rientra in casa, è ubriaco. Chiede ancora soldi al padre e divampa un nuovo litigio più violento della mattina. Volano parole grosse ma in quella casa sono tutti abituati a scene del genere. Stefano Brega, a questo punto, esce di nuovo. E' arrabbiatissimo: sbatte la porta alle sue spalle. Forse non si rende nemmeno conto di quello che sta facendo. Si dirige verso l'ingresso dell'azienda di famiglia «Al colle». Le due porte sono a pochi metri. Il padre, a questo punto, teme che possa andarsene di nuovo con il quod e magari provocare qualche incidente. Lo segue ma prende una precauzione che sarà fatale. Impugna la sua pistola, una calibro 38 special e la infila nella cintura dei pantaloni. Sa che il figlio è terribilmente violento e imprevedibile: vuole solo difendersi. Intanto Stefano entra nel piccolo ufficio della ditta vitivinicola. Dopo qualche istante arriva il padre. «Cosa vuoi ancora da me?», urla Stefano Brega. L'anziano genitore gli risponde per le rime e scatena la reazione. Que figlio, il più anziano dei tre e forse il «protetto» dalla famiglia, gli si scaglia addosso. Lo colpisce con qualche pugno. Volano anche calci. A questo punto Giuliano Brega fa quello che non ha mai fatto frenato dall'amore paterno. Impugna la pistola (nonostante l'età è un buon tiratore) e esplode due colpi in rapidissima successione. Il primo centra il figlio al cuore, il secondo in testa. Entrambi sono mortali. In un attimo mette fine a anni di sofferenza ma nel modo sbagliato. Poi, in preda alla disperazione, rientra in casa. E' sconvolto. Appoggia la pistola sul tavolo e sussurra alla moglie che ha già capito tutto: «L'ho ucciso». Poi si siede sul divano. Sembra tranquillo ma non è così. La donna disperata chiama i soccorsi. Dalla centrale operativa del 118 di Pavia arriva la richiesta di intervento ai carabinieri della compagnia di Stradella. A San Damiano al colle arrivano ambulanza, automedica e una prima pattuglia dei carabinieri. «L'ho ucciso, è di là», ripete Giuliano Brega ai carabinieri che prendono subito quella pistola. I militari si precipitano nell'ufficio dell'azienda dove si trovano di fronte il corpo di Stefano Brega riverso a terra. Il medico del 118 entra nella stanza e tocca il polso: non c'è più nulla da fare. Il padre, intanto, non regge alla tensione e accusa un malore. Viene caricato in ambulanza e trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Stradella. Qui viene tenuto in osservazione. Intanto i carabinieri isolano zona del delitto. Entrano i colleghi del reparto scientifico che eseguono i rilievi tecnici nell'ufficio della ditta. Arrivano anche i fratelli di Stefano Brega. Sono sconvolti. Da Pavia parte il sostituto procuratore della repubblica Gianni Benelli che coordinerà l'inchiesta. Giuliano Brega e la moglie vengono poi accompagnati nella caserma dei carabinieri di Stradella dove vengono interrogati per diverse ore. I due anziani raccontano gli anni infernali trascorsi con quel figlio violento che, tra l'altro, era già piuttosto conosciuto alle forze dell'ordine della provincia. L'interrogatorio termina alle sei di ieri mattina e il presunto assassino viene anche sottoposto all'esame stub per avere la certezza assoluta, nonostante la prima confessione, che sia stato proprio lui a sparare.