Andrea Gasbarroni, l’estro al potere
di Luca Simeone wPAVIA Sarà il capello lungo e il barbone che gli disegnano quel look un po' retrò, con tutti i calciatori che sembrano appena usciti dal coiffeur. Il suo attuale mister Albé, lo definisce naif. «Come mai? Non saprei. Però mi piace. Forse avrei dovuto giocare negli anni Settanta, quando di calciatori naif ce n'erano, e anche tennisti. C'era meno tattica e più estro. La qualità non è mai troppa, chi ce l'ha dovrebbe sempre giocare, e non parlo per me». Quella qualità che avrebbe potuto portare Andrea Gasbarroni, classe '81, più in alto di quanto una carriera comunque brillante gli ha riservato: tanta A (Palermo, Samp, Parma, Genoa) e B (ancora Samp e Palermo, e poi Torino), prima di scendere in C a Monza e approdare un anno fa alla Giana Erminio, avversario di domenica del Pavia. Risolti i problemi di pubalgia che lo hanno afflitto a lungo in passato, il fantasista ha ricominciato a giocare con continuità. Hai già detto che comunque il calcio di provincia, in Lega Pro, ti piace. «E' una scelta che ho fatto da qualche anno. Dopo due stagioni splendide a Monza è capitata questa opportunità e ho subito di sì. Da bambino giocavo per divertimento, mi diverto ancora. Qui si fa un calcio genuino, però devi comunque dimostrare di esserci. Rimpianti? Magari qualche anno in più ad alti livelli, ma intanto ho avuto la possibilità di fare il lavoro che mi piace. Vorrei giocare ancora 3-4 anni». Si dice che le differenze principali con A e B sono intensità, ritmo, fisicità. «Per quanto mi riguarda, più scendi e più fai fatica, anche perché ti confronti con calciatori più giovani. Le differenze tra categorie ci sono, in qualità, tecnica, fisico. Però quest'anno soprattutto il girone A della Lega Pro è molto competitivo, c'è più di una squadra forte. Parecchie giocano bene e hanno elementi validi. C'è il Pordenone, grandissima sorpresa. Ma anche Alessandria, Pavia, Bassano, Cittadella, Reggiana. Club che hanno fatto investimenti importanti per cercare di dalire in B». Tra i ricordi più belli ci sono le Olimpiadi del 2004? «Vincemmo il bronzo e ci andò anche male perché in semifinale ci capitò l'Argentina. C'erano giocatori come Pirlo, Barzagli, De Rossi e Gilardino che due anni dopo avrebbero vinto il mondiale. Prima ho avuto la fortuna di giocare dall'Under 17 all'Under 23. Ma ricordo anche le bellissime esperienze nei club». Alla Giana c'è mister Albè, sulla panchina da 22 anni, e Bamonte è presidente da 31. Mosche bianche nel calcio. «E' una situazione unica, difficile pensarla altrove. Con loro, e col direttore Colombo, mi trovo benissimo: è una società famigliare. Sono persone serie, perbene». Cosa non ti va del calcio? «Anzitutto, se rinasco gioco ancora a pallone. Il bello è quello che succede in campo, il giorno della partita. Poi c'è tutto quello che ruota attorno, soldi e interessi. Finché giochi va tutto bene, quando smetti magari non si ricordano più di te, penso anche a campioni come Del Piero o Maldini. Ma se sei intelligente i valori li trovi altrove, con qualche amico». I tuoi giocatori preferiti? «Ce ne sono così tanti. Messi fa un altro sport, ma penso anche a gente come Ribery, Robben, Neymar, Suarez, Iniesta. Mi piace tanto Lamela, e poi Dybala, Bernardeschi. E Borja Valero, straordinario. Calciatori che creano superiorità». Non ti piace il calcio all'italiana. «Il livello del nostro campionato è calato, ma c'è molta tattica ed è ancora quello più difficile. Quello spagnolo è più divertente, c'è più qualità. Però anche qui ci sono squadre come la Fiorentina, spettacolare, o il Napoli, che gioca benissimo. Poi c'è la Juve che è la più forte e se vince sempre un motivo ci sarà». Oltre al calcio cosa c'è nella tua vita? «La mia compagna e le mie due figlie, 4 anni e mezzo e 9 mesi. Sono loro la mia vita». Nel futuro dopo il calcio cosa c'è? «Bella domanda, non ci ho ancora pensato perché mio vedo ancora come giocatore. Allenare? Mah, poi tocca pure a me fare il catenaccio... ». Tra i tanti allenatori avuti qualcuno lo ricordi in maniera particolare? «Mi sono trovato bene con tutti, anche se poi con tutti ho litigato: ciascuno mi ha dato qualcosa. Ma quando sei giovane le capisci poco certe decisioni, vorresti sempre giocare, anche se non sei in condizione. Calcisticamente su tutti c'è stato Guidolin, un grande». Anche Totti vuole continuare a giocare. «Ecco, uno che avevo dimenticato: un fenomeno. Fa bene a voler giocare ancora, poi è chiaro che a una certa età non puoi pretendere di farlo sempre e decide l'allenatore». Domenica c'è il Pavia. «Nel reparto avanzato sono molto bravi, ma anche dietro ha tanti esperti. La proprietà cinese? Penso che abbiano tante disponibilità e se sono persone serie, come credo, è un bene che investano». Albé aveva detto che quest'anno l'obiettivo è provare a salvarsi con meno patemi. «Eh, ma non sarà così. Dovremo lottare fino alla fine». ©RIPRODUZIONE RISERVATA