Tolse il bimbo alla madre il papà finisce alla sbarra
Sono i bambini, spesso, a fare le spese della guerra tra adulti. «Un bambino conteso è disorientato, si sente sradicato – spiega Maria Assunta Zanetti (nella foto), docente di Psicologia dell'età evolutiva all'Università di Pavia –. Va incontro al rischio di un'instabilità emotiva, negli anni a venire chi vive una situazione così molto probabilmente farà fatica a relazionarsi e a dare fiducia agli adulti». E ancora più dannoso, spiega la psicologa, può essere la tentazione in cui a volte cadono gli ex di screditarsi a vicenda. «La conflittualità davanti ai figli va ridotta al minimo – spiega – Sia in modo diretto, evitando di esser aggressivi con loro, sia denigrando l'altro coniuge. Creare fazioni non fa altro che creare instabilità nei figli, costretti a subire. Anche quando ci si lascia serve la massima accortezza».di Maria Grazia Piccaluga wSIZIANO Un bambino di sei anni conteso dai genitori. Prelevato una sera dal papà che voleva «proteggerlo dalla mamma» e tenuto lontano da lei per quasi otto mesi, da aprile a dicembre del 2011. L'uomo, 45anni, a processo per sottrazione di minore, ha provato a spiegare ieri, nel corso della lunga udienza celebrata davanti al giudice del Tribunale di Pavia Luigi Riganti, le sue ragioni. «Ero consapevole del fatto che avrei avuto problemi ma la sicurezza di mio figlio in quel momento veniva prima di tutto – ha spiegato in aula, assistito dall'avvocato Massimo Trisolini e incalzato dal pubblico ministero Roberta Villa – . Ci sono stati alcuni episodi gravi e un ricovero in ospedale con un Tso, che non mi lasciavano tranquillo». Episodi che l'accusa, che chiede di processarlo per sottrazione di minore, ritiene dubbi. E che la moglie, ormai ex, assistita dall'avvocato Maria Teresa Zampogna, contesta. Nella precedente udienza la donna aveva raccontato la sua angoscia per l'allontanamento forzato da quel figlio molto amato. Una decisione presa dall'uomo, in assenza di una sentenza del giudice e prima che fosse avviata la causa di separazione. Ieri è stata la volta dell'ex marito che ha accettato di deporre e che ha raccontato la sua versione di quanto accaduto a cominciare dal 2008. Una guerra tra marito e moglie, iniziata un paio di anni dopo il matrimonio, celebrato nel 2006. I rapporti si deteriorano, la frequentazione tra i coniugi si fa sempre più tesa. Ma la corda si spezza dopo un violento litigio, nel giorno di Pasqua del 2011. Al punto che la donna ha una crisi e viene portata in ospedale. Il giorno dopo esce, ma quando torna a casa il figlio non c'è più. «Mi hanno detto che avrei commesso un reato ma era prioritaria la tutela del bambino – dice – Non mi sono rivolto ai carabinieri ma a un'associazione perché non volevo denunciare ma risolvere il problema». «Per far star sereno nostro figlio a volte andavamo a prenderlo a scuola insieme, siamo andati anche a un matrimonio e in gita con amici a Grazzano Visconti. Avevamo stabilito accordi ma anche lei non li ha rispettati».