Intesa con Verdini, resa dei conti nel Pd

di Maria Berlinguer wROMA Il caso Verdini scuote il Pd con la sinistra che chiede a Renzi di «chiarire se il leader di Ala fa parte davvero della maggioranza. E di farlo subito e in un congresso anticipato. «Vedremo se vincerà Renzi o chi è bravo solo a lamentarsi», ribatte Maria Elena Boschi. Il giorno dopo il voto di fiducia sulle unioni civili che ha visto ben 18 su 19 senatori di Ala votare con la maggioranza il maxiemendamento, è uno dei leader della sinistra bersaniana a dare voce al malessere della minoranza dem. «È chiaro che il voto di fiducia costituisce un cambiamento del perimetro della maggioranza, un fatto molto grave», avverte Speranza chiedendo di aprire «una discussione vera sull'identità del partito con un congresso anticipato». La data prevista per l'assise sarebbe novembre 2017. Troppo il là per Speranza e per tutta la sinistra che questa volta ha concordato la linea. «Il nostro popolo deve pronunciarsi: noi non vogliamo Verdini e i verdiniani ma se continua così ce li avremo in casa», spiega il leader dei Riformisti Pd. Ma i renziani fanno spallucce. Il mantra è quello di Matteo Renzi che da due anni ricorda che Bersani non ha vinto le elezioni e questa legislatura è nata sotto la stella della «larghe intese». «A Speranza ricordo che Verdini ha votato la fiducia a Monti e Letta e poi ha votato la fiducia alle unioni civili, passaggio storico atteso da anni», replica infatti Debora Serracchiani. «L'unico a tenere inseme quotidianamente Verdini e il Pd è proprio Speranza che insegue i propri fantasmi o forse più semplicemente le dichiarazioni dei Cinque Stelle e di Forza Italia», aggiunge la vicesegretaria del Pd. Serracchiani è durissima su Speranza. «Forse più che al congresso del Pd vuole candidarsi a segretario di Ala? Sicuramente avrebbe più chanche, se invece vuole candidarsi a segretario del Pd si accomodi, ci metta la faccia, vedremo chi vincerà e chi perderà», lo sfida. Parole durissime condivise pienamente dal braccio destro di Renzi. «Non rispondo a Speranza, ho visto che lo ha già fatto Serracchiani», dice infatti Luca Lotti, il sottosegretario a Palazzo Chigi. Ma in serata da Napoli dove sta facendo la campagna per le primarie, parla ancora Speranza. Il problema non è chi si candiderà alla segreteria ma «la linea politica del partito», dice l'ex capogruppo ricordando che all'elettorato Pd era stato promesso un mai più con la destra mentre ora si ritrovano ad aver un patto organico con «i residui del berlusconismo». Dunque, archiviate le unioni civili, nel Pd si avvicina la resa dei conti tra la minoranza e i renziani. Per la sinistra del Pd l'allargamento de facto della maggioranza al di là delle dichiarazioni di prinicipio è un rischio mortale. Potendo contare sul soccorso di Verdini infatti il premier potrà risparmiarsi trattative e discussioni con la sinistra il cui peso parlamentare, soprattutto al Senato, potrebbe risultare marginale. A maggior ragione se, come sembra, il gruppo che fa capo a Verdini crescerà, arrivando a 22, 23 unità. Così assicura Lucio Barani, il capogruppo di Ala che promette un sostegno stabile al governo. «Noi siano a sinistra di Alfano e siamo determinanti», avverte. Speranza e la sinistra «si diano una regolatina». Tornando al Pd anche Renzi aveva immaginato di anticipare il congresso, fissandolo a inizio 2017, qualche mese dopo l referendum sulle riforme costituzionali che dovrebbe tenersi in ottobre. «Se vogliono anticipare il congresso ci fanno solo un favore», dicono gli uomini del segretario. Sotto traccia però anche tra i renziani della prima ora cresce un certo disagio per «la resa a un certo politicismo che non ha nulla a che vedere con le porte spalancate della prima Leopolda», dice Matteo Richetti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA