Imprenditore ucciso, 30 anni a Loiacono

Quattro romeni sono stati arrestati dai carabinieri per il furto di cosmetici all'Iper di Tortona. Si tratta di Ioan Bozga 25 anni, Leontin Bitis 44, Teodor Ianos 35 e Dumitru Ianos. La tecnica era semplice. Mentre un complice attendeva nel parcheggio su una monovolume, altri tre entravano nel supermercato; quindi un bandito sottraeva uno zaino e lo riempiva di profumi; la merce veniva poi passata ai due fuori dalla zona casse. Ma un dipendente dell'Iper se ne è accorto e dopo aver fermato il ladro a una cassa, ha allertato i carabinieri. I complici in fuga sulla monovolume, sono stati bloccati in circonvallazione; sull'auto c'erano la merce rubata e attrezzi da scasso.TORTONA La Corte d'Assise di Alessandria ha condannato in primo grado Alessandro Loiacono a 30 anni di carcere e Antonio De Filippi a 14 anni e 4 mesi per l'omicidio volontario del 52enne imprenditore Francesco Domenico Belsito, avvenuto il 28 novembre 2013, in un capannone da rottamatore situato a Pontecurone. Il corpo era stato poi lasciato nel bagagliaio della Fiat Croma appartenente alla stessa vittima a Lu Monferrato. A Loiacono, 35 anni, originario di Ricadi in provincia di Vibo Valentia, i giudici hanno contestato l'aggravante della premeditazione: da qui la condanna a 30 anni di carcere, quasi il massimo della pena. Antonio De Filippi, 51 anni, di Tortona, se l'è cavata con 14 anni e 4 mesi per aver partecipato in concorso con lo stesso Loiacono. Ad entrambi, l'interdizione perpetua dei pubblici uffici e l'interdizione legale per tutta la durata della pena. I due imputati hanno sempre contestato la premeditazione del delitto: accusa che il difensore di De Filippi, l'avvocato Vittorio Gatti ha cercato in ogni modo di smontare. «Ricorreremo sicuramente in appello – afferma Gatti – Il mio assistito ha sempre dichiarato di essere rimasto fuori dal capannone dove è avvenuto l'omicidio. Attendo le motivazioni della sentenza perché De Filippi quel giorno ha comunicato telefonicamente con Loiacono solo per mettersi d'accordo su un lavoro da fare insieme. Nessuna specifica riguardo l'omicidio». Ma la vicenda che porta alla ricostruzione dell'omicidio di Belsito non si è ancora conclusa. Un colpo di scena è arrivato alla lettura in aula della sentenza. La Corte d'Assise ha deciso infatti di rimandare in Procura alcuni atti processuali riguardanti una frase intercettata nel corso di un colloquio in carcere fra Loiacono e sua moglie, poche settimane dopo il delitto. La donna in quell'occasione aveva detto al marito che il padre (di Loiacono) le aveva confidato di aver pagato il medico che aveva fatto l'autopsia. Il cadavere di Belsito è stato sottoposto a due autopsie. La prima venne affidata dalla Procura alla dottoressa Rita Celli. Il perito al termine delle valutazioni affermò che la causa della morte era riconducibile in primis alle lesioni riportate durante la collutazione con Loiacono e poi all'asfissia, quando la vittima era stata infilata nel bagagliaio. La seconda invece, assegnata dalla Corte al dottor Roberto Testi, a sorpresa aveva evidenziato la presenza di due fori nella testa, provocati da un colpo di pistola entrato nella nuca e uscito poi dalla fronte. Paola Dellagiovanna