Marchiafava: «Si punti sul turismo individuale e over 50»

di Linda Lucini wPAVIA «Non è vero che Pavia non ha posti letto per i turisti: ce ne sono 8600 sparsi intutta la provincia. Il problema non sta nel numero, ma nel fatto che sono sparsi in 400 strutture ricettive diverse e polverizzate in tutto il territorio». A parlare è Emanuela Marchiafava, assessore al Turismo della Provincia nonchè titolare per anni di un'agenzia viaggi in piazza Duomo, che commenta così l'analisi fatta dal professor Stefano Denicolai che ritiene il turismo un settore non trainante dell'econonomia ma un comparto che può funzionare solo se abbinato ad altri come l'enogastronomia o la sanità. «E' vero che non abbiamo hotel di lusso, ma resta il fatto che gli alberghi della provincia coprono comunque il 90 per cento degli arrivi turistici», dice Marchiafava. Strutture così però non sono in grado di dare accoglienza ai numeri dei viaggi organizzati... «Abbiamo strutture adatte solo per i viaggi individuali e non possiamo permetterci il turismo scolastico. Questo non vuol dire che il territorio non abbia una o più vocazioni turistiche. Su lì bisogna puntarr con l'offerta. Certo Pavia non può competere con le grandi destinazioni del turismo italiano come Firenze, Venezia o Roma, ma non sono quelle città i nostri competitors. Noi dobbiamo concorrere con Cremona, Pistoia, Lucca, Modena, Mantova. Noi siamo una meta che funziona sul turismo domestico e con i «repeatet» dall'estero, quelli che tornano e le capitali dell'arte italiana le hanno già viste». Sì, ma come convincerli a visitare le terre pavesi? «Con un messaggio unico. E il brand non lo decide la Provincia da sola, ma tutti gli attori in campo. Poi questa scelta strategica va portata avanti insieme come un sol uomo». Eppure sono anni che si parla di Pavia città d'arte, siinveste in progetti ma poi il turismo non decolla granchè... «Per forza se non si individua una vocazione, se non si offre qualcosa che non si trova altrove, nessuno viene qui. Si vuol puntare sull'enotursimo? Ben venga, anche se lì la concorrenza di altre zone c'è già, comunque di deve mettere insieme tutta l'offerta, dai prodotti alle cantine, organizzare dei pacchetti specifici sul territorio, formare le guide turistiche». Insomma serve professionalità e qualità? «Sì, più che sui grandi numeri, dobbiamo puntare sulla qualità e sulle specificità migliori. Io non disdegnerei il patrimonio culturale dell'università,ad esempio. C'è interesse pr i grandi dell'ateneo pavese così come per le sue collezioni». Ma quale tipo di turista è disposto a viaggiare per vedere il museo dell'ateneo? «Il turista over 50 che è quello che ha già visto tanto e vuole qualcosa di diverso e che ha un'alta possibilità di spesa, oltre che una disponibilità di tempo. E' un turista colto che ama le comodità e che ha bisogni culturali di grande qualità».