Unioni Civili, il voto slitta di una settimana
di Gabriele Rizzardi wROMA L'esame del disegno di legge sulle unioni civili slitta a mercoledì prossimo. La decisione è stata presa ieri dalla conferenza dei capigruppo del Senato al termine di una seduta infuocata durante la quale si è sfiorata la risssa tra i 5 Stelle e gli ex del Movimento. A proporre il rinvio di una settimana è stato il capogruppo dei senatori Pd, Luigi Zanda, che ha motivato la richiesta con la necessità di «riannodare i fili» dopo l'indisponibilità del Movimento 5 Stelle a votare il "super-canguro" che avrebbe tagliato migliaia di emendamenti. «Il ddl rischia? È chiaro di chi è l'impronta» sbotta la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi. Cosa accadrà adesso? L'ufficio di presidenza del Pd del Senato si è riunito dopo la sospensione ed ha deciso che si andrà avanti sul ddl Cirinnà, compresa la stepchild adoption. Certo adesso servirà del tempo per definire una nuova strategia parlamentare. Le ipotesi sul tappeto sono sempre tante e tutte dense di rischi visti i possibili voti segreti: si tratta di decidere cosa fare innanzitutto dell'emendamento-canguro Marcucci. Ritirarlo significa restare in balia di centinaia di emendamenti anche a scrutinio segreto. Stralciarlo, secondo alcune interpretazioni, potrebbe mettere in discussione alcune parti della legge, ma anche metterlo ai voti diventa difficile visto che ormai è evidente che i numeri non ci sono. Resta la carta dello "spacchettamento" , che non legherebbe le mani ai cattolici dem e potrebbe aiutare il percorso parlamentare del tormentato testo. Il Pd, insomma, è davanti a un bivio. E la decisione più importante riguarda la possibilità di stralciare la parte che riguarda le adozioni dal ddl Cirinnà. Un passaggio che trova il no deciso della minoranza Pd e di Sel. «Lo stralcio della stepchild adoption è inaccettabile. Il Pd deve andare avanti sulla sua linea. Poi sarà l'aula a votare» dice Roberto Speranza mentre 21 senatori dem si rivolgono direttamente a Renzi e gli chiedono di «non modificare» l'impianto del ddl. «Se ci sarà lo stralcio dovremo aprire una riflessione» aggiunge Loredana De Petris (Sel). Il partito del premier, insomma, deve scegliere. Se tiene il punto dovrà trovare una maggioranza interna in grado di votare in autonomia la Cirinnà, cosa non semplice vista l'opposizione dei cattodem alla stepchild ma possibile, forse, con il sostegno dei verdiniani. L'alternativa è appunto eliminare quell'articolo per portare a casa almeno le unioni civili, trovando un accordo con Angelino Alfano, che è il vincitore di questo round e che ieri non è riuscito a trattenere la sua gioia: «Il rinvio lungo è la vittoria del buon senso. Speriamo adesso che il Pd comprenda che occorre ripartire dalla maggioranza di governo». Una posizione che viene sostenuta anche dai "cattodem" che continuano a chiedere lo stralcio della stepchild adoption contro la volontà della maggioranza del partito. Ma è lo stesso Renzi, vista la situazione mutata, a prendere per la prima volta in considerazione questa ipotesi. «Dobbiamo capire - scrive il Corriere della Sera attribuendo questa valutazione al premier - se andare avanti oppure se è più saggio stralciarla per trovare in aula una maggioranza che faccia passare questa legge, che è e resta il nostro obiettivo principale». Nel gruppo al Senato comincia a farsi largo l'idea che forse, arrivati allo stallo totale, sarebbe il caso che il governo, che fino ad oggi ha scelto di lasciare la trattativa al livello parlamentare, scendesse in campo anche per capire se la maggioranza possa ricompattarsi sul voto finale. A largo del Nazareno c'è chi è pronto a scommettere che sarà Matteo Renzi, nella sua veste di segretario Pd, a fare un intervento che dia una linea più decisa al partito durante l'assemblea che si riunirà domenica prossima. L'unica cosa certa è che nelle trattative che ci saranno fino alla prossima settimana non si terrà più conto del Movimento 5 Stelle. Tutti i senatori grillini verranno tagliati fuori da ogni contatto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA