L’Onu: «I raid su ospedali sono crimini di guerra»
di Maria Rosa Tomasello wROMA Dopo giorni di attesa, il primo risultato del fragilissimo accordo per la tregua in Siria è il via libera di Damasco all'accesso dei convogli umanitari in sette aree assediate in Siria, inclusa la città di Madaya, dove la fame ha già cominciato a uccidere. Il giorno dopo l'arrivo dell'inviato speciale Onu Staffan de Mistura nella capitale siriana per sbloccare la partenza dei convogli già pronti e in attesa del «permesso» di Bashar al Assad, a dare l'annuncio è il portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq. Ma il cessate il fuoco, sottolinea de Mistura, è nelle mani di Stati Uniti e Russia: «Hanno influenza sull'una e sull'altra parte, e si sono impegnati. Ci auguriamo che trasformino l'impegno in realtà, e mettano fine questo orribile conflitto». A una guerra che in cinque anni ha causato quasi 300mila morti, portando la morte anche nei luoghi "intoccabili" in base alle convenzioni internazionali. I ripetuti attacchi a scuole e ospedali, se deliberati, possono esser considerati «crimini di guerra» avverte da Ginevra il portavoce dell'Alto commissariato per i diritti umani, Rupert Colville. Ventiquattro ore dopo i raid che hanno ucciso oltre 50 persone in cliniche ed edifici scolastici, lo scambio di accuse sulle responsabilità tra Russia e Turchia continua. Il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, si dice «sconcertato» dal fatto che «il regime di Assad e i suoi sostenitori russi continuino a bombardare civili innocenti»: «La Russia deve dare spiegazioni e mostrare che si impegna per far terminare il conflitto». La priorità, ripete l'Onu, è la ripresa dei colloqui - sospesi a inizio mese - entro il 25 febbraio. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, accusa Mosca: «I bombardamenti russi lasciano poche speranze in una soluzione» dice, riecheggiano la posizione del governo turco: «Se i raid russi continuano, gli accordi di Monaco sono destinati a fallire». «Quei crudeli aerei hanno compiuto quasi 8mila raid dal 30 settembre - accusa il premier turco Ahmet Davutoglu - senza alcuna discriminazione tra civili e soldati, bambini e anziani». La tensione tra Turchia e Russia cresce. Il Cremlino respinge «categoricamente» le accuse di aver bombardato due ospedali, uno dei quali supportato da Medici senza frontiere. Ma gli attacchi russi, a sostegno delle operazioni di terra condotte dall'esercito lealista siriano con Hezbollah libanesi e volontari iraniani, comincia a produrre effetto. Secondo Mosca, nel nord del Paese i governativi hanno riconquistato 800 km quadrati di territorio e 73 centri abitati dall'inizio di febbraio. A est di Aleppo è stata sottratta all'Is una centrale elettrica. Ankara intanto, fa una parziale marcia indietro sull'invio di truppe in Siria: l'operazione di terra è «indispensabile», ma potrà avvenire solo «al fianco degli alleati» della Coalizione internazionale, chiarisce una fonte governativa. Assad mette comunque in guardia Turchia e Arabia Saudita da incursioni di terra, minacciando «ripercussioni globali». E se Damasco torna a rifiutare il cessate il fuoco con le opposizioni armate («terroristi»), Ankara sull'altro fronte continua a bombardare le milizie curde dell'Ypg ad Azaz. La Turchia, rivela la stampa turca, avrebbe fatto entrare in Siria 500 miliziani islamisti anti-Assad per contrastare i curdi, che ieri hanno diffuso in rete foto di carri armati turchi schierati a ridosso della frontiera siriana vicino a Kobane. ©RIPRODUZIONE RISERVATA