Il governatore «offeso e deluso» Rabbia di Salvini
MILANO «Offeso, deluso», soprattutto «molto, molto incazzato» sul piano personale. Roberto Maroni è sceso nel tardo pomeriggio nell'Aula del Consiglio regionale per dire che non si aspettava di vedere Fabio Rizzi, leghista, suo fedelissimo presidente della commissione Sanità che gli ha di fatto scritto la riforma del settore, coinvolto in un'inchiesta per presunte tangenti. Maroni è apparso scosso dalla notizia, ma non ha comunque convinto le opposizioni - Pd, M5S e Patto Civico - che lo accusano di essersi fidato troppo: «Bisogna tornare al voto al più presto», la richiesta che sarà fatta in una mozione di sfiducia. Salvini, intanto, sospende Rizzi dal partito, «per il bene suo, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia». Maroni ha spiegato che sta «leggendo le carte» e ha osservato che bisogna rispettare «la presunzione di innocenza». Tuttavia ha fatto capire che da Rizzi non s'aspettava ombre: era un suo uomo di fiducia, era un compagno di partito, era un amico. Tutte circostanze che non gli hanno dunque impedito di annunciare una «commissione ispettiva» e anche la costituzione in parte civile all'eventuale processo. «Non vogliamo coprire nessuno - ha assicurato l'ex ministro dell'Interno -, non abbiamo nessuno da difendere, chiunque abbia sbagliato ne risponderà. La Regione è parte offesa». Anzi, per Maroni proprio la riforma del sistema socio-sanitario firmata da Rizzi insieme al consigliere Ncd Angelo Capelli sarà la strada maestra per rafforzare i controlli «e garantire trasparenza» anche con l'aiuto delle opposizioni. Queste ultime non hanno però potuto tacere sul fatto che Rizzi fosse troppo vicino a Maroni per poter liquidare tutta la faccenda in fretta. Pd e M5S hanno sottolineato che a ottobre venne arrestato per presunte tangenti anche Mario Mantovani (FI), fino a poco prima assessore alla Salute (ora la delega è in capo proprio a Maroni). Alessandro Di Battista, deputato 5 Stelle, ha chiesto al segretario della Lega, Matteo Salvini, di «chiedere le dimissioni di Maroni» come fece con il sindaco di Roma, Ignazio Marino. «Maroni si era presentato alle elezioni con la scopa in mano ma è in piena continuità con Formigoni», ha aggiunto il capogruppo in Regione, Stefano Buffagni. «Abbiamo più volte denunciato - ha sostenuto Alessandro Alfieri, segretario lombardo del Pd - l'assenza di un sistema regionale dei controlli efficace che garantisca trasparenza, ma è del tutto evidente che Maroni ha una enorme responsabilità politica. Ne tragga le conseguenze». Il centrodestra (Lega, FI, Ncd, Lista Maroni, Fdi) liquida il caso Rizzi come una vicenda giudiziaria di un singolo che non interromperà la legislatura.