Siria, bombe su scuole e ospedali

di Maria Rosa Tomasello wROMA Nel mattatoio siriano nessuno è più al sicuro. Erano bambini, donne e feriti, operatori umanitari e medici le vittime dei bombardamenti che ieri hanno seminato la morte in cinque ospedali e in due scuole nel nord del Paese, ad Azaz, nell'area di Aleppo, e Marrat Numan, nella zona di Idlib, dov'è in corso l'offensiva dell'esercito regolare siriano sostenuta dall'aviazione russa. Almeno 50 persone sono morte e decine sono rimaste ferite negli attacchi missilistici che «preoccupano profondamente» il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ma che non cambiano le carte sul tavolo dell'intricata partita siriana. La tregua che dovrebbe scattare venerdì prossimo è sempre più a rischio. Medici senza Frontiere, che gestiva l'ospedale di Marrat Numan, a 280 km da Damasco, conta almeno sette persone uccise, mentre otto membri dello staff sono dispersi: «L'ospedale è stato centrato da quattro missili sparati nell'arco di pochi minuti. Questo ci induce a pensare a un attacco deliberato - dichiara Massimiliano Rebaudengo, capo delle operazioni di Msf - Ora 40mila persone sono senza accesso ai servizi sanitari in una zona in pieno conflitto». Nelle stesse ore, ad Azaz, vengono colpiti la clinica ginecologica e il reparto di pediatria dell'ospedale, mentre l'Unicef parla di due scuole colpite in località vicine, probabilmente con sei bimbi uccisi. Per attivisti e ong, la responsabilità è certa: ad agire sono state le forze governative o i russi. Le reazioni internazionali agli attacchi («inaccettabili», dice l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini), fanno scattare il tiro incrociato delle accuse. Il premier turco Ahmet Davutoglu punta il dito contro la Russia: «Ha colpito un ospedale e una scuola ad Azaz con un missile balistico lanciato probabilmente dal mar Caspio». «Propaganda» replica Mosca, mentre Damasco rispedisce le accuse agli Stati Uniti. La replica americana è secca: gli Usa hanno concentrato i raid su Raqqa e Hasakah, lontano dagli ospedali distrutti. A colpire, per il Dipartimento di Stato, sono stati «il regime di Assad e i suoi sostenitori», perpetrando attacchi «senza giustificazione e violando gli obblighi» di Monaco. Mosca ed Ankara sono sempre di più ai ferri corti. Il ministero della Difesa turco smentisce lo sconfinamento delle truppe denunciato da Damasco e nega l'intenzione «di far entrare soldati t in Siria». Ma «il regime di Damasco, la Russia e l'Ygp», le milizie curdo-siriane alleate di Assad e considerate un partner dagli Usa, per il premier Ahmet Davutoglu, «stanno commettendo crimini contro l'umanità in Siria». La Turchia, avvisa, «non permetterà la caduta di Azaz nelle mani dell'Ygp». Il timore è la creazione di una enclave curda in Siria: per questo, per il terzo giorno consecutivo Ankara bombarda le postazioni dell'Ygp nel nord. Ma anche Mosca non indietreggia. «Il bombardamento del territorio siriano da parte di Ankara è un manifesto a sostegno del terrorismo internazionale» sostiene il ministero degli Esteri. Che annuncia: gli aerei russi continueranno a bersagliare postazioni dell'Is, di Al-Nusra e di altre sigle legate ad al Qaeda nella zona di Aleppo, anche se si dovesse arrivare a un accordo per cessate il fuoco: «La tregua non si applica ai terroristi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA