Esami a pagamento, medici preoccupati

di Anna Ghezzi wPAVIA Stretta sugli esami, i medici di famiglia restano scettici nonostante le rassicurazioni del ministro Lorenzin sulle prestazioni di specialistica ambulatoriale ed esami diagnostici sforbiciate con il decreto su appropriatezza ed erogabilità e il blocco delle sanzioni. E avvertono: «Se il ministro va avanti a dire che non è cambiato nulla, i pazienti, giustamente, vengono in studio e credono che ci siamo inventati tutto per far pagare loro gli esami. Ma il decreto è in vigore, dice quando possiamo prescrivere un esame a carico del sistema sanitario oppure no, e fuori da questi casi previsti noi non possiamo far nulla». Salvatore Santacroce dello Snami di Pavia e medico a Torrevecchia Pia e Bascapè fa qualche esempio: «Per prescrivere prestazioni di radiologia diagnostica per «sospetto oncologico» devono esserci anamnesi positiva per tumori, perdita di peso, assenza di miglioramento con la terapia dopo 4-6 settimane, età sopra 50 e sotto 18 anni e dolore continuo. Se manca una di queste condizioni non posso prescriverlo e, se il paziente lo vuole fare, lo deve pagare. Così come il paziente che parte per un viaggio e vuole sapere il suo gruppo sanguigno: deve pagare perché è gratuito solo in previsione di trapianto, donazione, trasfusione e per le donne in gravidanza». C'è il caso del 50enne che tre anni fa ha fatto l'esame del colesterolo: «Sarebbe appropriato rifarlo, dopo tre anni, ma il sistema sanitario lo passa dopo 5 – spiega Santacroce – E non posso prescriverlo nemmeno al paziente di 39 anni a cui non è mai stato controllato il colesterolo». «Quello che vorremmo passasse – chiude Santacroce – è che, sanzioni o non sanzioni, non dipende da noi decidere cosa prescrivere oppure no A Napoli un medico è stato picchiato. Da me è venuta una paziente con Linfoma di Hodgkin a cui l'oncologo aveva prescritto l'azotemia. Lei ha l'esenzione per il tumore, ma quell'esame non è erogabile per casi come il suo. E ha dovuto pagare». Nessuna possibilità di scelta fuori dai criteri stabiliti per decreto. «A meno che non si decida di falsificare la diagnosi o di sospettare qualunque patologia – spiega Santacroce – ma noi siamo pubblici ufficiali. Non è una scelta concepibile».