Renzi, patto a tre con Schulz e il cancelliere
ROMA La flessibilità «c'è già» in Europa: si tratta di applicarla con «buonsenso». E soprattutto, smetterla di lambiccarsi su uno «zero virgola» e occuparsi di più delle «questioni serie». Matteo Renzi ribadisce il concetto più volte, nel corso della giornata. Prima nel dialogo con gli ascoltatori di Radio Anch'io, poi da Palazzo Chigi, con al fianco due importanti alleati nella battaglia anti-rigore: il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e il cancelliere austriaco Werner Faymann. «L'Italia non chiede qualcosa all'Ue: offre una mano - scandisce il premier - sapendo che la politica economica degli ultimi anni non ha prodotto risultati. E allora l'Europa si deve muovere. Insieme, ma si deve muovere». I novanta minuti di colloquio con il socialista tedesco Schulz e poi il pranzo con il socialista austriaco Faymann sono due tappe della offensiva politica avviata ma importanti - notano i renziani - perché confermano che l'Italia nella sua battaglia non è sola. Dalla «turbolenza mondiale» sui mercati, alla «grave situazione» dei migranti, l'Europa sta affrontando una «stagione molto complicata». E la risposta, sottolinea a più riprese il premier, non può che essere unitaria. Sull'immigrazione, «nessun Paese può essere lasciato solo: non si può essere solidali quando c'è da chiedere soldi e non solidali quando devi accogliere migranti. Con Werner su questo concordiamo, mentre alcuni amici europei hanno ottenuto tanto e ora fanno finta di niente», dichiara il premier, con al fianco Faymann. Parole che in ambienti parlamentari vengono interpretate come una preoccupazione per quanto annunciato proprio ieri dall'Austria, di una barriera al confine del Brennero per limitare il flusso degli «infiltrati - spiega il cancelliere - che non hanno diritto all'asilo». Quanto alla politica economica, la giornata si apre con un nuovo affondo - poi però smentito - di fonti vicine a Juncker. Ma il presidente del Consiglio ribadisce che «le politiche di flessibilità sono un dato di fatto oggettivo della commissione europea». Aggiunge che l'Italia, dopo aver fatto le riforme e agganciato la ripresa, «non va al tavolo europeo per portare fastidi o aprire polemiche, ma proposte» e la richiesta di «cambiare, mettersi in discussione, rilanciarsi» e recuperare l'ideale europeo. Anche perché se l'Ue «non si muove», aumenta quello «scollamento» con i cittadini che fa avanzare i «populismi». Al suo fianco, il tedesco Schulz annuisce: «Matteo parla chiaro e guida il governo più stabile dell'area mediterranea. Siamo in sintonia praticamente su tutto. I miei colleghi nel Parlamento europeo, in modo trasversale, concordano che non si può puntare solo sulla stabilità, serve la crescita». Stessa sintonia nelle parole di Faymann: «L'Italia ha fatto tantissimo in termini di riforme».