Filiera vino, no alle etichette liberalizzate

«La filiera del vino italiana ha espresso con forza il proprio no a ogni ipotesi di liberalizzazione delle etichette dei vini: le denominazioni non vanno toccate». Questo il commento di Assoenologi, Alleanza delle cooperative agroalimentari, Confederazione italiana agricoltori, Confagricoltura, Federdoc, Federvini e Unione italiana vini. La contrarietà della filiera (di cui l'Oltrepo Pavese è uno dei protagonisti), ma anche del governo, è stata ribadita di recente dal ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, al commissario per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale dell'Unione europea, Phil Hogan. «Ogni ipotesi di revisione dell'attuale quadro normativo di riferimento va al di là delle competenze attribuite alla Commissione e mette in discussione quel delicato equilibrio politico raggiunto in occasione della riforma dell'Organizzazione comune di mercato Vino del 2008 – sottolinea la filiera del vino italiana – Se la Commissione europea decidesse di procedere secondo le ipotesi di liberalizzazione annunciate, per un qualsiasi vino europeo sarebbe possibile riportare in etichetta nomi di marchi storici». Le denominazioni di origine, viene ribadito, sono parte integrante di rinomate Dop o Igp registrate già a partire dalla metà degli anni Settanta e che come tali vanno tutelate, anche contro fenomeni di concorrenza sleale tra gli stessi produttori europei, non certo liberalizzate.