Montù, minacce al corteggiatore della figlia

MONTÙ' BECCARIA «Volevo solo evitare che quell'uomo facesse del male a mia figlia». Si è difeso così R.S., il padre di Montù Beccaria condannato a un'ammenda di 500 euro per le minacce nei confronti del rivale, uno straniero residente a sua volta nel paese collinare dell'Oltrepo. La vicenda risale al 2013 ed è stata ricostruita in tribunale davanti al giudice Daniela Garlaschelli. L'imputato, secondo la ricostruzione dell'accusa, ha affrontato in due occasioni la parte lesa, una prima in un bar di Montù, di fronte a testimoni, e la seconda dopo aver sporto denuncia contro di lui alla caserma dei carabinieri. Proprio le deposizioni di chi ha assistito al diverbio tra i due nel locale sono state decisive per la condanna di R.S. - comunque estremamente lieve - poichè i testimoni hanno confermato le sue minacce. Durante il processo, però, l'uomo ha spiegato le ragioni che l'hanno indotto ad agire così. E si tratta di motivazioni molto serie. «Temeva che alla figlia potesse accadere qualcosa di molto brutto e per questo ha cercato di mettere in guardia la persona che riteneva la stesse importunando in modo pesante», riassume il suo legale di fiducia, l'avvocato vogherese Liliana Lucchelli. L'imputato avrebbe riferito agli inquirenti anche di un tentativo di violenza sessuale ai danni della figlia. La parte lesa, peraltro, non si è presentata al dibattimento in tribunale. «Per l'eventuale ricorso alla Corte d'appello contro la sentenza di primo grado – aggiunge l'avvocato Lucchelli – attenderemo le motivazioni del giudice».