Senza pregiudizi Anastasia parla dei serbi e della guerra

PAVIA «Mi chiamo Anastasia Bakmaz, ho ventidue anni e sono serba, ma, a differenza di quello che potete pensare, non sono né cattiva né una criminale di guerra». A dirlo è una giovane ragazza che oggi, insieme ad altri compagni, parteciperà alla cosiddetta Biblioteca Vivente, in cui uomini e donne provenienti da diverse situazioni di discriminazione e pregiudizi da parte della società racconteranno la loro esperienza a chiunque sia disposto ad ascoltarli. L'evento, che si terrà stasera alle 21 presso l'oratorio della parrocchia Sant'Alessandro Sauli di Pavia (via Alessandria 10), è organizzato dall'associazione di volontariato Babele Onlus e fa parte del progetto "Quartieri in Movimento: azioni locali di prevenzione sociale e riqualificazione" del Comune di Pavia. Si parla di Biblioteca Vivente perché i libri saranno persone in carne ed ossa: i lettori spettatori, dunque, potranno scegliere da un catalogo il "libro" che preferiranno, sedersi di fronte ed ascoltarlo, in un rapporto uno a uno. «Il titolo della mia storia è "Serba cattiva?" – continua Bakmaz – perché dalla prima volta che sono venuta in Italia quattro anni fa, per studiare all'Università di Pavia, le persone che non mi conoscono, quando vengono a sapere delle mie origini, mi rinfacciano che noi serbi siamo tutti cattivi. Io voglio abolire questo gratuito pregiudizio». Bakmaz spiega che partire dal luogo comune "i serbi sono cattivi perché hanno compiuto genocidi" è, in realtà, per lei un pretesto per raccontare agli italiani la storia del suo Paese. Fa riferimento alle guerre jugoslave svoltesi tra il 1991 e il 1995, raccontando che i suoi genitori originari della Bosnia Erzegovina, si sono trasferiti allo scoppio del conflitto in Serbia, dove lei è nata nel 1993. Poi nel 1999, in seguito al bombardamento in Serbia, la famiglia è ritornata in Bosnia, dove la giovane ha frequentato elementari, medie e superiori. «In quel periodo ricordo che tantissimi miei compagni erano rimasti senza padre o avevano parenti morti – confida – Nei primi anni del 2000 nella mia città c'erano sempre soldati che giocavano coi bambini: una condizione per noi normale ma che per un italiano oggi sembra assurda». L'intento di Bakmaz stasera (insieme ad altri "libri" che presenteranno altre situazioni) sarà quello di insegnare agli italiani che, prima di giudicare qualcuno a prescindere, bisogna conoscere il contesto storico-culturale e personale da cui proviene. Scopo della Biblioteca Vivente è di creare dialogo e confronto tra chi il pregiudizio lo subisce e chi, invece, lo esercita. Il lettore, infatti, non avrà un ruolo passivo di mero ascoltatore, perché gli verrà data l'opportunità di rapportarsi col suo interlocutore, fare domande e considerazioni. L'entrata è libera. Gaia Curci