Fiori e candele per il sit-in “del coraggio”
IL CAIRO Attiviste senza paura e ragazzi altrettanto coraggiosi, una scrittrice di grido e una docente universitaria straniera ma anche parecchi «semplici egiziani». Tutti lì, con fiori e qualche candela in mano, a esporre facce e nomi a telecamere e taccuini di un ancor più numeroso nugolo di giornalisti, sotto l'occhio fintamente distratto di uomini in borghese della sicurezza egiziana. Tutto «per Giulio», nel sit-in svoltosi a fianco e sul retro dell'ambasciata italiana al Cairo in memoria del giovane ricercatore friulano torturato e ucciso nella capitale egiziana. L'entrata principale della rappresentanza diplomatica è occultato da diverse «T wall», le alte barriere di cemento apposte dopo l'attentato di luglio targato Is al consolato italiano. Alla spicciolata, i manifestanti sono arrivati in uno slargo di fianco all'edificio subito pressati dai giornalisti. Ai piedi del cancello d'accesso, sul retro, è stato consentito deporre mazzi di fiori, candele e lumini e due cartelli bianchi: «Giulio è da noi, e stato ucciso come noi», era scritto in un incerto italiano. Al silenzioso raduno hanno partecipato circa 400-500 persone anche se forse il numero dei manifestanti egiziani - alcuni ragazzi con candele infilate in bicchierini di plastica per proteggere le fiammelle da una brezza che ha portato pure pioviggine - probabilmente non arrivava alla metà. «È stato ucciso come noi siamo stati uccisi, pagando il prezzo della libertà e della dignità», ha detto Sally Toma, psichiatra che lavora «su vittime di torture e abusi sessuali da parte dello Stato». «Son tempi bui in Egitto, questi», ha poi sostenuto e, alla domanda se abbia «paura», ha risposto: «Non c'è spazio per la paura: la maggior parte dei nostri amici e compagni sono in galera o sono stati uccisi». Con fiori bianchi in mano Amy Austin Holmes, una docente dell'Università americana del Cairo presso cui il dottorando di Cambridge era attivo: Regeni si occupava «di questioni del lavoro che è ovviamente un tema molto delicato in Egitto», ha ricordato. Con fiori più colorati anche Ahdaf Soueif, l'autrice fra l'altro di "Cairo, la mia città, la nostra rivoluzione" e "Il profumo delle notti sul Nilo": «Ho visto le foto di Giulio quando è scomparso», tra l'altro «quella col gatto», ha detto la scrittrice, «l'ho visto come se fosse un nostro figlio, così felice» ma «il sistema è in guerra con i giovani e questa è un'altra giovane persona che è stata assassinata».