L’ascesa e la caduta del manager leghista

di Fabrizio Merli w PAVIA Leghista praticante, ma non credente. Dovendo riassumere Giampaolo Chirichelli, questa è la prima definizione che si affaccia alla mente. Parlando con chi ha consumato le suole delle scarpe nei corridoi di palazzo Mezzabarba o a piazza Italia, nessuno ricorda un'uscita "forte" di Chirichelli, una sparata contro i "terroni", un cappio sventolato. Nulla. Chirichelli viene al più descritto come un tecnico abile nel "fare surf" sulle onde che, in oltre vent'anni, hanno attraversato il movimento nato dalle discussioni tra Umberto Bossi e l'imprenditore di Redavalle, Franco Castellazzi. Giampaolo Chirichelli nasce il 21 marzo 1957 a Pavia. Si diploma in ragioneria al Bordoni, si laurea in Economia a Pavia e dal 22 ottobre 1990 è iscritto all'ordine dei dottori commercialisti. La prima istantanea sui banchi della politica è del 1993. Anno storico, per la Lega pavese. Il Carroccio si prende il Comune, con il sindaco Rodolfo Jannaccone Pazzi, e la Provincia, con il presidente Enzo Casali. Chirichelli è assessore al bilancio in piazza Italia. Ha intuito per tempo che ai lumbard servono quadri di alto profilo e giocherà quasi tutta la sua carriera politica su questo registro. Nel 1997, Casali lascia il posto al forzista Silvio Beretta. L'anno prima, nel '96, a palazzo Mezzabarba era stato eletto un medico proveniente dall'esperienza al quartiere Pavia storica: Andrea Albergati. All'amministrazione di centrosinistra, Chirichelli fa un'opposizione attenta, senza sconti, soprattutto sui temi economici. Nel frattempo, Chirichelli lavora anche ad ampliare la propria forza professionale. Ha un bellissimo studio in largo Panizza condiviso con la moglie, l'avvocato Amarillide Sempio, esponente di una delle più ricche famiglie della borghesia lomellina. Vola spesso a Dubai, a Mosca, a Londra per affari. Un giorno, a un amico, confida: «Voglio conseguire il brevetto per pilotare gli aerei da turismo, così posso andare a prendere l'aperitivo all'isola d'Elba». Poi, con un velivolo decollato dall'aeroporto di Rivanazzano, sorvola il Ticino e la città di Pavia a quota talmente bassa che le autorità di controllo dello spazio aereo sono costrette a intimargli di evitare voli "radenti" sui centri abitati. Gli affari vanno bene. Quando viene pubblicato il suo nome tra i maggiori contribuenti confida: «Che soddisfazione essere davanti a Tremonti». Ma la politica gli somministra un primo, amaro calice. Nel 2000, il sindaco uscente Albergati si presenta alle urne per il bis. Il centrodestra decide di contrapporgli proprio Chirichelli. A Pavia arrivano i nomi di maggiore peso del centrodestra nazionale, da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi per sostenere il commercialista pavese nella scalata al palazzo. Ma l'onda della Lega ha perso il vigore del 1993. Al ballottaggio, il 30 aprile 2000, il commercialista con il fazzoletto verde nel taschino si ferma al 42,3 per cento, lasciando strada all'Albergati bis, con il 57,6 per cento. Una mano perfida verga una scritta a vernice in piazza del Carmine: «Chirichelli, ciapa sù». Lo scivolone alle comunali non è inutile. Chirichelli comprende che si può esercitare potere senza essere, necessariamente, sotto ai riflettori. Il suo curriculum parla chiaro. diventa vice presidente di Isa Spa (l'Istituto per lo sviluppo agroalimentare) e, poi, presidente del consiglio di gestione di Finlombarda, la "cassaforte" di Regione Lombardia. Una società pubblica che gestisce contributi alle aziende per 3,5 miliardi di euro l'anno. Frequenta le riunioni di via Bellerio, anche se racconta di avere informazioni più utili dall'autista di Bossi che dai vertici del Carroccio. Colleziona incarichi molteplici, fa il curatore fallimentare e liquidatore per società di primo livello. Nel 2010, da presidente di Finlombarda, propone l'unificazione delle finanziarie regionali di Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel frattempo, a Pavia, Albergati ha consegnato la poltrona di sindaco a Piera Capitelli ed è andato a occupare la presidenza di Asm. Quando, con una "congiura di palazzo", la sindaca di centrosinistra viene detronizzata, l'onda della Lega Nord torna a gonfiarsi e ad esercitare il suo richiamo sul commercialista. È il 2009, si vota e i pavesi scelgono il volto nuovo di Alessandro Cattaneo, felice intuizione del faraone Giancarlo Abelli. Forza Italia si prende il municipio, alla Lega va l'Asm e Chirichelli ne diventa presidente. Per diverso tempo, Cattaneo è soddisfatto. I bilanci di fine anno sono positivi. Dall'azienda di via Donegani non esce mezza informazione. Chi chiede notizie all'addetto stampa, Renzo Cavioni, viene a sapere solo che «Asm è una società per azioni e quindi c'è il segreto industriale». Ma ancora una volta, il "surfer" Chirichelli scavalla la cresta dell'onda e inizia la discesa. Il primo segnale arriva da Walter Veltri, consigliere di "Insieme per Pavia" e dal blogger ed editore Giovanni Giovannetti. Chiedono perchè il presidente e buona parte del Cda si siano assegnati un rimborso spese forfettario da 2.500 euro al mese. Cattaneo dice di non saperne nulla, Chirichelli spiega di avere viaggiato come Marchionne per piazzare i bond di Linea group, la holding alla quale appartiene Asm Pavia. Alla fine, senza clamore, capitola e restituisce circa 57mila euro. Ma il vento, ormai, spira da un'altra parte. In giunta, l'assessore alle partecipate, Cristina Niutta, chiede conto al sindaco dell'opacità di Asm, un mondo nel quale nemmeno l'assessore riesce ad entrare. Raccontano che, in una riunione, Chirichelli apra la mano mostrando le dita dal pollice al mignolo. "Cinque", come i cinque consiglieri comunali che la Lega ha a palazzo Mezzabarba. Più che sufficienti per far cadere la giunta. E Cattaneo cede, togliendo le deleghe all'assessore Niutta e, successivamente, cambiando incarico anche alla dirigente dei servizi finanziari, Daniela Diani, che iniziava a manifestare serie perplessità sui rimborsi spese e sui conti in generale. La data che fa da spartiacque in tutta questa vicenda è il 9 giugno 2014. Contro tutti i pronostici, Massimo Depaoli diventa sindaco per il Pd e il centrodestra passa all'opposizione. Chirichelli, però, non molla. Come un soldato giapponese si "barrica" nella sede di via Donegani. Al sindaco, che dice esplicitamente di non avere più fiducia in lui, ribatte in un'intervista di "rispondere soltanto alla Lega". È una guerra di trincea e Depaoli riuscirà a sfrattare il Cda nominato da Cattaneo solo l'11 febbraio 2015. Nel frattempo, intorno al commercialista iniziano i crolli. Si scopre che Asm lavori ha chiuso il bilancio con una perdita di 600mila euro. Luca Filippi Filippi, ex componente del Cda di Asm ed ex presidente di Asm lavori, viene arrestato con l'accusa di avere speso i soldi pubblici dell'azienda per vacanze e spese personali. Il sindaco Depaoli e il nuovo presidente di Asm, Duccio Bianchi, dicono di avere scoperto che dai conti dell'ex municipalizzata mancano 1,8 milioni di euro e portano tutte le carte in procura. Viene arrestato Pietro Antoniazzi, ex direttore finanziario di via Donegani, con l'accusa di avere dirottato i soldi della partecipata su un suo conto personale tramite una serie di assegni firmati dallo stesso presidente. Chirichelli dice che ogni mattina firmava decine di documenti. La procura non la pensa così. E l'onda si infrange.