L’Ue chiude a Renzi: «L’Italia ha già avuto»
BRUXELLES Il "falco" Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo ed esponente dell'ala dura della Csu bavarese, torna ad attaccare il premier Matteo Renzi dalla plenaria di Strasburgo. E stavolta lo fa chiudendo alla flessibilità aggiuntiva richiesta dall'Italia alla Ue, perché secondo lui i margini sono finiti. Una tesi che la Commissione non conferma, anzi: per il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici il dialogo resta aperto e le risposte arriveranno a maggio. Ricorda però, ancora una volta, che l'Italia è il Paese che finora ne ha beneficiato più di tutti e che «non si può senza sosta aprirne di nuove, di discussioni sulle flessibilità». Intanto il premier Renzi, dal Ghana, invita a smetterla con le «polemicucce» per riguadagnare una «strategia di lungo periodo», la sola che può risolvere il problema dell'immigrazione. Weber già a gennaio aveva accusato Renzi di mettere a rischio la credibilità della Ue a vantaggio del populismo. Ora è tornato all'attacco: «La Commissione europea negli ultimi anni ha dato massima flessibilità. Ma ora anche i commissari socialisti, penso a Moscovici, constatano che non ci sono più ulteriori margini», ha detto il presidente dei popolari europei. Ma Moscovici non vuole dare anticipazioni sulle decisioni che saranno prese a maggio, invitando solo ad evitare scontri inutili tra Italia ed Europa e spiegando che Bruxelles ha «un dialogo aperto con le autorità italiane sulle nuove richieste di prendere in considerazione le spese per i rifugiati o la lotta al terrorismo». Sullo sfondo la ferita dei migranti: dall'inizio di quest'anno più di 10 profughi morti ogni giorno, annegati nel tentativo di raggiungere le coste dell'Europa su barconi stracarichi e precari. 368 vittime nel solo mese di gennaio, tra cui 60 bambini. Come i due annegati ieri, affogati a poche decine di metri dalla costa, tra le 9 vittime dell'ultimo naufragio nell'Egeo, al largo dell'isola di Samo. Tornando alla partita sulla flessibilità, qualcosa si potrebbe capire già giovedì con le previsioni economiche d'inverno di Bruxelles. Il premier Renzi continua a difendere la sua linea: «È finito il tempo in cui l'Europa ci dice cosa dobbiamo fare: noi diamo a Bruxelles venti miliardi e ne riceviamo undici. Vogliamo lavorare ma non prendiamo lezioncine», ha detto in Ghana.