Un museo dello sport nel castello visconteo Lazzari lancia l’idea
di Pier Angelo Vincenzi wPAVIA Un museo dello sport, a Pavia, magari in castello. E' questo il sogno di Ilario Lazzari, delegato regionale dei Veterani dello sport, dirigente della pallavolo pavese in tutte le sue recenti declinazioni, dalla serie A alle B, nonché autore di libri di argomento sportivo. «Ho appena scritto al sindaco di Pavia che ha interessato l'assessore allo sport – esordisce Lazzari – spero che mi rispondano. Non penso a una mega struttura, sono ben consapevole dei vincoli di bilancio degli enti. Ma basterebbero, almeno per iniziare, due tre stanze. Dove? Nel castello Visconteo sarebbe perfetto». Come è nata l'idea? «Guardi nessuno vuole mettere, come si suol dire, il cappello su questa idea: ho trovato una lettera di Aurelio Chiappero alla Provincia Pavese sulla necessità di una simile struttura nella nostra città datata 1952. E' passato davvero tanto tempo, ma le idee buone non invecchiano, quindi a sessant'anni di distanza sono qui a riprendere la proposta di Chiappero». Come immagina questo spazio? «Cimeli, dai trofei alle maglie indossate dai nostri atleti più illustri, ma anche le pagine di giornale che riportano le loro imprese». Perché Pavia ha bisogno di un museo dello sport? «Il motivo è quanto mai semplice: solo una esposizione permanente può garantire la memoria storia di certi eventi, solo un museo può documentare la grandezza di certe conquiste, di certi risultati. Penso a un museo dello sport che trae la sua ragione d'essere dalla collaborazione con gli atleti». Cosa intende quando parla di collaborazione con gli atleti? «E' evidente che solo i tanti nostri campioni, c'è solo l'imbarazzo della scelta, da Andrea Re ad Enrico Calvi, possono contribuire alla costituzione del nucleo originario, fondante, della mostra. Poi certo ci vorrà un curatore, un piccolo, anche piccolissimo, staff che se ne occupi». Da grande appassionato di sport, da ex giocatore di volley e arbitro, come giudica lo stato di salute dello sport pavese? «In questi anni abbiamo pagato la forte crisi economica, la pallavolo e il basket sono la dimostrazione lampante di questa situazione. Avevamo diverse squadre in A, ora nemmeno una. L'impoverimento del movimento è sotto gli occhi di tutti». Come se ne può uscire? «Unire le forze, le scorciatoie non esistono, bisogna mettersi intorno a un tavolo a ragionare. Purtroppo anche in questo campo prevalgono gli egoismi, prevale il "particulare". Col risultato che così non si va da nessuna parte: difendere il proprio orticello è una scelta miope».